Page 113 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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II SeSSIone - Forze ArmAte e SocIetà                                113



             macchina fotografica planimetrica nel serbatoio di estremità alare sinistro, ad una
             sezione del 3°.
                Con l’entrata in linea di queste macchine, e con la prospettiva di un notevo-
             le potenziamento dello strumento aereo in linea con le decisioni di Lisbona, fu
             deciso di riorganizzare i reparti di volo a partire da quelli aerotattici, vale a dire
             caccia intercettori, cacciabombardieri e ricognitori. Questa operazione di raziona-
             lizzazione, finalizzata ad ottimizzare il supporto tecnico-logistico ed a facilitare
             l’interoperabilità all’interno della NATO attraverso la standardizzazione non solo
             dei mezzi ma anche delle strutture organizzative, si concretizzò alla metà degli
             anni ’50 con la trasformazione degli stormi in aerobrigate. secondo il modello
             del wing statunitense, l’aerobrigata era articolata in un reparto volo su tre gruppi,
             ciascuno con 25 velivoli se si trattava di cacciabombardieri, 18 nel caso di caccia
             intercettori o ricognitori, un reparto efficienza, rifornimento e trasporti (ERT),
             con il compito di garantire l’indispensabile supporto tecnico-manutentivo, ed un
             reparto servizi operativi generali, con compiti di supporto logistico. Nel 1953 si
             trasformarono in aerobrigata gli stormi 6°, ricostituito nel 1951, e 51°, contestual-
             mente al loro passaggio su F-84G, seguiti nel 1956 dal 2°, dal 3°, ricostituito nel
             1948 sull’impianto dello Stormo Baltimore del periodo della cobelligeranza, dal
             4° e dal 5°, montati su F-86E il 2° ed il 4°, su RF-84F il 3° e su F-84F il 5°.
                Nel maggio del 1953 la società Aerfer aveva firmato un accordo di collabora-
             zione con la Republic Aviation ed un contratto con l’UsAF per la fornitura delle
             parti di ricambio gli F-84G Thunderjet, avviando così un importante rapporto di
             collaborazione nel campo dei velivoli a getto che sarebbe proseguito a partire con
             gli F-84F Thunderstreak e gli RF-84F Thunderflash, entrambi derivati dall’F-84G
             modificandone l’architettura per introdurre un’ala a freccia e consentire l’instal-
             lazione di un motore a compressore assiale più potente, il Wright J65 da 3.220
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             chilogrammi di spinta in luogo del General Electric/Allison J35 da 2.470.  il
             “leasing” dei Thunderjet si esaurì infatti nel 1957, con la restituzione dei velivoli
             all’USAF, mentre già dal 1955 stavano entrando in linea 194 cacciabombardieri
             F-84F, che avrebbero equipaggiato la 5ª, la 6ª e la 51ª aerobrigata, per un totale di
             otto gruppi, e 78 ricognitori RF-84F, destinati ai tre gruppi della 3ª Aerobrigata. A
             differenza dell’F-84G entrambe queste macchine sono rimaste a lungo in servizio,
             il Thunderstreak fino al 1972, il Thunderflash addirittura fino al 1974.
                I velivoli forniti dagli Stati Uniti nel quadro dei programmi di assistenza agli
             alleati europei non furono oggetto di valutazione ma i piloti del Reparto speri-
             mentale Volo furono comunque tra i primi a familiarizzare con gli F-86E, o più

             14  Nel 1956 fu decisa la fusione di  Aerfer e  imAm  in  Aerfer-industrie  meccaniche
                Aeronautiche  Meridionali  con  stabilimenti  a  Pomigliano  d’arco,  Capodichino  e  Vasto,
                quest’ultimo operante nel settore ferroviario che di lì a breve sarebbe stato ceduto ad altra
                azienda. Nel 1958 la ragione sociale fu di nuovo cambiata in Aerfer - Industrie Aerospaziali
                meridionali sotto il controllo del gruppo iRi-Finmeccanica.
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