Page 166 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             siglio di sicurezza e proprie istituzioni ispirate a principi democratici ed alla tutela
             delle minoranze, ma per il mancato accordo tra le potenze vincitrici su quest’ul-
             timo aspetto, questo ambizioso progetto non venne mai realizzato ed il Territorio
             Libero di Trieste continuò a rimanere diviso nelle due Zone, “A” e “B”.
                Intanto, per l’Italia si poneva, nell’immediato, il problema della riorganizza-
             zione del sistema di controllo alle frontiere lungo i territori che venivano restituiti.
             Le difficoltà erano rappresentate innanzitutto dalla urgente necessità di realizzare
             le strutture logistiche indispensabili per consentire la normalizzazione dei movi-
             menti delle persone e delle merci, in un quadro di situazione nel quale, tuttavia, le
             esigenze di sicurezza politico-militare continuavano ad avere preminenza.
                Le difficoltà erano inasprite dal clima di reciproca diffidenza esistente tra le
             due parti, e da una serie di fattori che avrebbero inevitabilmente condizionato
             l’efficienza dei controlli.
                Il confine, al contrario di quello stabilito nel 1918, attraversava ora zone den-
             samente popolate, tagliando in due centri abitati, proprietà agricole, strade; occor-
             reva quindi prevedere un traffico frontaliero intenso e difficilmente controllabile.
                inoltre una volta soppresso lo schermo dei posti di controllo americani lungo
             la “linea Morgan”, da Tarvisio alle soglie di Trieste, le forze armate italiane ed
             jugoslave sarebbero venute a contatto e, tenuto conto della tensione esistente, il
             rischio di incidenti era altissimo, e gli sviluppi imprevedibili.
                Alla Guardia di Finanza venne assegnato un compito di estrema delicatezza,
             poiché i suoi Reparti e le sue pattuglie avrebbero dovuto costituire un primo velo
             di forze, con funzioni di controllo di polizia ed insieme di osservazione ed allarme
             dal punto di vista militare.
                A tale scopo nel corso del 1947 fu autorizzata la costituzione di un reparto di
             200 finanzieri, i quali radunati nel corso dell’estate a Latisana, il 15 settembre
             1947 presero possesso della linea di confine, entrando, con le altre forze militari e
             di polizia, a Monfalcone, a Gorizia e negli altri centri della provincia.
                In quello stesso giorno le truppe jugoslave entrarono in Pola, ed i finanzieri
             della “Finance Guard Branch” lasciarono la città per Trieste, con gli ultimi rap-
             presentanti dell’amministrazione alleata.
                L’entrata in contatto dei militari italiani ed jugoslavi non provocò il conflitto da
             taluni temuto, anche se non mancarono incidenti che da entrambe le parti si cercò
             di non drammatizzare, al di là delle roboanti manifestazioni verbali.
                Già pochi giorni dopo lo schieramento lungo il confine, il 30 settembre, un
             battaglione dell’esercito di Belgrado si presentò al Passo del Predil, pretendendo
             di occuparlo. Il fermo atteggiamento dei finanzieri bastò per impedire il “fatto
             compiuto”, che era probabilmente nelle intenzioni degli jugoslavi. Accorse un’u-
             nità del nostro esercito, e le due parti si fronteggiarono finché la controversia non
             venne risolta.
                L’incerto  andamento  della  linea  di  confine,  tracciata  frettolosamente  dagli
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