Page 449 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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Workshop giovani ricercatori                                        449



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             dell’Europa centro-orientale.  Altrettanto nota è la prolungata controversia che al
             termine della seconda guerra mondiale vide Trieste e le zone circostanti al centro
             del contenzioso italo-jugoslavo conosciuto come “questione di Trieste”, che si
             concluderà definitivamente nel 1975 con il trattato di Osimo. 4
                Per l’Italia, che riteneva di fondamentale importanza il proprio schieramento
             nel campo occidentale, la Jugoslavia in quegli anni rappresentò a prima vista la
             più pericolosa delle minacce. Sul Paese pesavano le colpe del fascismo e, non
             potendo il governo di Roma stabilire relazioni dirette con il vicino jugoslavo,
             l’azione diplomatica passava costantemente per gli angloamericani. in merito alla
             questione confinaria, la distanza tra le aspirazioni di Belgrado e le attese italiane
             erano notevoli, le seconde sostenute dalle potenze occidentali, le prime dai sovietici,
             che vedevano nell’acquisizione del porto di Trieste alla Jugoslavia socialista un
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             vantaggio strategico di eccezionale importanza.  Nel 1946 la Conferenza di Parigi
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             fissò le clausole del Trattato di Pace:  le decisioni che riguardavano il confine
             orientale italiano furono prese sostanzialmente dai quattro grandi senza che le
             richieste italiane e jugoslave fossero prese seriamente in considerazione, relegando
             le dirette interessate al ruolo di comparse. i sovietici non mancarono di affermare
             il concetto di pace punitiva per l’Italia, per gli Alleati era invece di vitale interesse
             inserire definitivamente l’Italia, la cui posizione veniva ad assumere una notevole
             importanza  strategica,  nella  sfera  politico-militare  occidentale.  In  tal  senso,
             l’ingresso dell’italia  nell’ambito  dei sistemi di sicurezza collettivi  implicava
             anche un certo grado di riarmo del Paese, che avrebbe presto messo in discussione
             le limitazioni militari del Trattato di Pace (tra cui la distruzione delle fortificazioni
             permanenti per una profondità di venti chilometri ai confini con la Francia e la





             3  Per un quadro generale della Jugoslavia socialista si veda A. Biagini, F. Guida, Mezzo
                secolo  di  socialismo  reale.  L’Europa  centro-orientale  dal  secondo  conflitto  mondiale
                all’era postcomunista, Torino, Giappichelli editore, 1997; J. Krulic, Storia della Jugoslavia
                dal 1945 ai nostri giorni, Milano, Bompiani, 1997.
             4  Nella vasta bibliografia esistente sulla questione del confine orientale mi limito a ricordare:
                D. De Castro, La questione di Trieste. L’azione politica e diplomatica italiana dal 1943 al
                1954, Trieste, Edizioni Lint, 1981; M. Dassovich, I molti problemi dell’Italia al confine
                orientale. 2 – Dal mancato rinnovo del patto Mussolini-Pasic alla ratifica degli accordi di
                Osimo (1929-1977), Udine, Del Bianco editore, 1990; M. Cattaruzza, L’Italia e il confine
                orientale, Bologna, Il Mulino, 2007.
             5  Sul sostegno sovietico alle rivendicazioni jugoslave in Venezia Giulia si veda L. Gibianski,
                L’Unione Sovietica, La Jugoslavia e Trieste, in G. Valdevit (a cura di), La crisi di Trieste.
                Maggio-giugno 1945. Una revisione storiografica, Trieste, Istituto regionale per la storia
                del movimento di liberazione nel Friuli-Venezia Giulia, 1995, pp. 39-78.
             6  Sul Trattato di Pace si veda R.H. Rainero, G. Manzari (a cura di), il trattato di pace con
                l’italia, Gaeta, Stabilimento grafico militare, 1998.
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