Page 450 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             Jugoslavia)  e aperto ad una loro revisione. L’Italia, già provata dall’occupazione
             tedesca  e  dalla  prospettiva  della  cessione  di  territori  alla  frontiera  orientale,
             non poteva inoltre accettare l’eventualità che la linea di resistenza delle forze
             occidentali fosse fissata all’interno del proprio territorio nazionale, abbandonando
             a un’eventuale occupazione parti economicamente, politicamente e moralmente
             vitali  della  nazione.  Era  dunque  necessario  affermare,  come  del  resto  sarebbe
             avvenuto, la responsabilità diretta italiana della difesa delle frontiere terrestri e
             marittime nazionali, un concetto più preciso e impegnativo di una generica
             dichiarazione  riguardante  la  necessità  di  difendere  il  proprio  territorio
             nazionale. Di fatto la soluzione implicava il completo ripristino della sovranità
             militare  italiana,  un  ruolo  autonomo  nel  contesto  difensivo  dell’Alleanza
             futura ed il necessario riarmo, completato grazie agli aiuti militari americani. 8
                Al  tempo  stesso,  dopo  la “scomunica”  dal  campo  socialista,  la  Jugoslavia
             si allontanò rapidamente da mosca ottenendo un progressivo sostegno da parte
             dell’Occidente, il cui imperativo divenne a quel punto Keep Tito afloat,  nella
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             sua lotta per l’autonomia dall’Unione sovietica. il blocco economico imposto dai
             Paesi comunisti, infatti, costrinse la Jugoslavia a ridimensionare la pianificazione
             iniziale e a rivolgersi all’Occidente per evitare il collasso. Gli stati Uniti non
             tardarono a comprendere l’importanza dell’evento, che presentava la possibilità
             di aprire una breccia nella cortina di ferro che ormai divedeva l’Europa, così
             si affrettarono ad alleggerire le misure restrittive che impedivano alle imprese
             americane  di intrattenere  relazioni  commerciali  con la Jugoslavia. Belgrado
             assunse un atteggiamento  di crescente  polemica  nei  confronti  del  Cremlino  e
             denunciò ripetutamente l’ostilità sovietica e il pericolo che ne scaturiva per la
             sovranità e la sicurezza jugoslava: l’obiettivo principale diventava ora impedire
             l’eventualità di un intervento militare ordinato da Mosca, cosa che avvicinava
             la Jugoslavia alla NATO. Nell’immediato, l’obiettivo non migliorava tuttavia le
             relazioni jugoslave con l’Italia, che nell’irrisolta questione triestina vedeva anzi
             perdere il sostegno fino allora ricevuto dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna,
             ora disposti a tutto pur di integrare Tito nel sistema occidentale, fino al punto di
             considerare un’improbabile collaborazione italo-jugoslava alla difesa del settore
             sud-europeo, collaborazione ritenuta inaccettabile dai vertici militari italiani.
                Si giunge così ai documenti dell’autunno del 1951 conservati dall’AUSSME.
             Il 1951 è anche l’anno in cui furono costituiti i cinque comandi alleati in Italia,


             7  F.  Stefani,  La  storia  della  dottrina  e  degli  ordinamenti  dell’esercito  italiano,  vol.  III,
                Tomo  I,  Dalla  guerra  di  Liberazione  all’arma  atomica  tattica,  Roma,  Stato  Maggiore
                dell’Esercito Ufficio Storico, 1987, p. 577.
             8  F. Botti, V. Ilari, Il pensiero militare italiano dal primo al secondo dopoguerra, Roma,
                Stato Maggiore dell’Esercito Ufficio Storico, 1985, pp. 536 e 539.
             9  Cfr. L.m. Lees, Keeping Tito Afloat: The United States, Yugoslavia, and the Cold War,
                1945-1960, Pennsylvania, University Park, 1997.
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