Page 454 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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                 Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito pertanto avrebbe consigliato quanto
             prima alle autorità nazionali italiane una razionale valutazione delle fondamentali
             funzioni reciproche: quella italiana, essenziale e strettamente connessa al teatro
             principale  del  Centro  Europa,  e  quella  jugoslava,  accessoria,  legata  invece  ai
             Balcani meridionali. Nel contesto della difesa delle nazioni atlantiche – sosteneva
             Cappa  –  l’azione  della  Jugoslavia  non  avrebbe  in  alcun  modo  condizionato  il
             teatro centro-europeo – la cui difesa risultava invece fondamentale per l’Italia –
             in quanto azioni avviate dalla frontiera jugoslava avrebbero avuto il loro effetto
             in ritardo e con risultati inferiori a quelli di eventuali azioni avviate dal ridotto
             alpino. La difesa a oltranza delle posizioni di frontiera jugoslave avrebbe assorbito
             forze ingente, non disponibili. Era inoltre da rilevare l’incapacità dell’esercito
             jugoslavo a opporsi ad azioni di massa, specie corazzate, che nella piane della
             Sava e del Danubio avrebbero trovato l’impiego più idoneo. Ne conseguiva quindi
             che la previsione dell’apporto jugoslavo sarebbe dovuta essere ragionevolmente
             fondata su inderogabili criteri di sicurezza: diffusa azione ritardatrice e, quale
             compito principale, il mantenimento del ridotto illirico. La funzione jugoslava
             andava pertanto vista in un quadro di:
             -  concorso alla difesa del fianco meridionale dello schieramento europeo (diretto
                nei confronti dello schieramento italiano: indiretto e quindi secondario, nei
                riguardi di quello del Centro Europa);
             -  sostegno e prolungamento del settore sud (italiano);
             -  collegamento di detto settore con quello greco-turco.

             Tale funzione poteva essere realizzata appunto con il mantenimento del menzionato
             ridotto illirico, che avrebbe consentito alle forze jugoslave di:

             -  collegare il settore sud con quello greco-turco in una zona montana che avrebbe
                permesso economia di forza e impiego di materiali non pesanti e quindi meno
                necessari per le forze italiane (materiali da montagna);
             -  svolgere, eventualmente con il concorso di forze alleate, azioni controffensive
                (puntate) verso le conche di Karlovac e di Zagabria (azioni considerate utili per
                la difesa della frontiera italiana);
             -  prolungare il fronte del settore sud impegnando forze avversarie che sarebbero
                altrimenti  state rivolte contro l’esercito  italiano  (con difesa regolare o con
                azioni di guerriglia);
             -  difendere, con l’economia di forze o di mezzi già citata, il bacino adriatico;
             -  alimentare azioni di guerriglia nel resto della Jugoslavia.
                 In tal modo, la funzione dell’esercito jugoslavo sarebbe stata quella “stori-
             camente esercitata” nell’ambito di un sostegno limitato ai materiali leggeri e da
             montagna, in un ambiente che favoriva “le naturali attitudini di un esercito portato
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