Page 456 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             SHAPE  sull’importanza della collaborazione militare jugoslava alla difesa  del
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             teatro  sud europeo.   il  Generale  marras rimaneva  fermo nell’opinione  che  il
             concorso jugoslavo non avrebbe alleggerito in maniera sostanziale un’offensiva
             nemica  contro la  frontiera  orientale  italiana.  i rappresentanti  italiani  presso lo
             sHAPE  avrebbero dovuto insistere sulla funzione che realisticamente avrebbe
             potuto assolvere la Jugoslavia, tenuto preciso conto della sua consistenza politico-
             militare e della scarsa efficienza del suo esercito, poco idoneo ad opporsi ad azioni
             organizzate in grande stile. Marras ribadiva inoltre l’impossibilità della difesa
             a  oltranza  delle  frontiere  jugoslave,  che  avrebbe  assorbito  forze  difficilmente
             disponibili in quantità e qualità, e soprattutto potenzialmente sottratte alla difesa
             del  settore  centrale.  In  caso  d’attacco,  una  Jugoslavia  rapidamente  schierata  a
             difesa del “ridotto montano” balcanico – concludeva Marras –, avrebbe consentito
             di  massimizzare  il  concorso  dell’esercito  jugoslavo,  rendendolo  un  organismo
             leggero idoneo per la guerra in montagna. Per quanto riguardava l’Italia, non era
             possibile pensare a eccessivi spostamenti della linea principale di difesa verso est
             e a un conseguente impiego delle forze italiane fuori del territorio nazionale in
             uno schieramento comune italo-jugoslavo ribadito quanto mai innaturale e grave
             di incognite. 21
                 In definitiva, nonostante l’inevitabile opposizione dei vertici militari italiani
             alla collaborazione dell’Alleanza Atlantica con la Jugoslavia, iniziava a delinearsi
             una concreta possibilità d’integrazione del sistema difensivo occidentale con le
             forze  jugoslave  e  i  comandi  italiani  furono  ineluttabilmente  costretti  ad  agire
             di  conseguenza.  Da  parte  italiana  era  forte  la  necessità  di  non  compromettere
             le  relazioni  con  i  comandi  alleati  e  al  tempo  stesso  comprendere  come  questi
             prevedessero di coordinare l’azione difensiva in Austria o quella con gli jugoslavi,
             qualora fosse effettivamente decisa la saldatura della NATO con quest’ultimi.
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             Anche  gli  studi  di  SMD  iniziarono  quindi  a  considerare  il  congiungimento  in
             un  unico  fronte  operativo  della  frontiera  italo-jugoslava. A  tal  proposito  il  20
             novembre la Sezione 2 dell’Ufficio Operazioni dello Stato Maggiore della Difesa
             descriveva in modo più dettagliato le relazioni di interdipendenza tra gli scacchieri


             20  Ibidem, Stato Maggiore della Difesa, 2° Reparto – 3^ Sezione, prot. n. 35035, al Generale
                Enrico Frattini Capo Missione Militare Italiana Washington, al Generale Fernando Moech
                Capo  Ufficio  Collegamento  Italiano  presso  SHAPE  Parigi,  oggetto:  Collaborazione
                jugoslava alla difesa del Teatro Sud Europa, f.to il Capo di S.M. della Difesa Marras,
                P.C.C.  il  Capo  del  2°  Reparto  Colonnello  in  s.S.M.  (E.C.  Fallaci-Bastianini),  Roma  6
                novembre 1951.
             21 ibidem.
             22  Ibidem, Stato Maggiore della Difesa, 2° Reparto – 3^ Sezione, prot. n. 35638, al Capo di
                S.M. dell’Esercito Roma e p.c. al Comandante Forze Terrestri Sud Europa Verona, oggetto:
                Andamento  della  linea  azzurra,  f.to  il  Capo  di  S.M.  della  Difesa  E.  Marras,  Roma  21
                dicembre 1951.
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