Page 461 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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Workshop giovani ricercatori                                        461



             Prigionieri di guerra italiani in mano dell’alleato
             inglese: una realtà scomoda, una realtà da ricostruire





             sara Corsi




             Introduzione
                   uesta ricerca nasce dall’interesse suscitatomi da una vicenda familiare: il
             Q mio nonno materno, classe 1915, come tanti altri, durante la ferma militare
             di due anni, partì volontario nel dicembre del 1938 per l’Africa Orientale, sbar-
             cando a Massaua, in Eritrea. Venne catturato, dagli inglesi, nel governo di Galla e
             Sidama, al confine con il Kenya, una delle sei province che costituivano l’ Impero
             Italiano d’Etiopia, il 1 aprile 1941.
                Sul suo foglio matricolare dopo questa data, non saranno riportati ulteriori dati
             fino al marzo del 1946. Cosa sia accaduto e quando di preciso, nell’arco di questi
             anni, viveva solo nei suoi brevi e lapidari racconti, che parlavano di un Kenya che
             gli aveva lasciato un brutto ricordo e di un trasferimento, una partenza, non si sa
                                                                     1
             bene quando, ma si presume dopo pochi mesi, per l’Inghilterra .
                il periodo in cui ho concentrato le mie indagini va proprio dal 1941 al 1946.

             Prima parte
                All’inizio del conflitto mondiale, gli inglesi non volevano inviare in Gran Bre-
             tagna i prigionieri di guerra poiché temevano le drammatiche conseguenze di un
             possibile sbarco nemico sulle isole britanniche, ma presto, già all’inizio del 1941,
             la loro campagna prese una nuova piega, dettata sostanzialmente da due necessità:
             liberare il fronte nordafricano da un sovraccarico di prigionieri di guerra per evi-
             tare spiacevoli episodi di rappresaglia e  tamponare la grande carenza di manodo-
             pera, si pensi che i campi di lavoro e internamento in Inghilterra furono circa 530.
                La manodopera agricola era resa insufficiente per ragioni belliche, sia perché
             il grosso della forza lavoro era impiegato nelle armi, sia perché l’importazione
             dalle colonie, da cui gli inglesi dipendevano massicciamente, era resa sempre più
             difficile dalla guerra.


             1  A Nyeri, città a 150 km. da Nairobi, sorge un Sacrario ai Caduti della Seconda Guerra
                mondiale, ed ogni anno la comunità italiana in Kenya e i funzionari dell’ambasciata italiana
                svolgono una cerimonia di commemorazione. Nel Sacrario di Nyeri, riposa il Duca Amedeo
                d’Aosta, medaglia d’Oro al V.M., e circa altri 700 soldati italiani morti in Kenya, Uganda
                e Tanzania.
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