Page 466 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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                Per gli inglesi, raggiungere un accordo fu più difficile. Essi proponevano agli
             italiani di arruolarsi come volontari e quelli che non fossero stati idonei o avessero
             rifiutato sarebbero poi stati impiegati in settori comunque utili alla causa comune.
             Gli inglesi offrivano dunque la possibilità agli italiani di dividersi tra cooperatori
             e non; per i cooperatori sarebbe stata rimossa dalla divisa la scritta P.o.W  (anche
             se sarebbero rimaste vigenti le restrizioni sul divieto di fraternizzazione) e tramite
             un documento sottoposto a firma, avrebbero perso tutti i benefici dello status pre-
             armistiziale, quali le tutele della Convenzione di Ginevra, guadagnando così di
             fatto solo l’eliminazione della scritta dalla divisa.
                Con la cobelligeranza, gli italiani non solo perdevano la protezione del Trattato
             di Ginevra ma anche la paga, perché se prima percepivano lo stipendio previsto
             dalle Forze Armate italiane, e un secondo stipendio per i servizi prestati in Gran
             Bretagna, adesso divenendo appartenenti alle forze alleate, avevano diritto ad un
             solo stipendio, poiché le altre attività rientravano tra i doveri di leva.
                L’armistizio nel concreto non portò a cambiamenti effettivi della routine degli
             italiani, ma questi divennero meno malleabili e grazie al progetto di rieducazione,
             con il supporto del “Corriere”, che si rinnovò totalmente,  i lettori furono invitati
             a scrivere sul giornale e vennero loro poste le questioni dei grandi temi delle po-
             litica italiana.
                Uno dei rari enti inglesi a non approvare lo smantellamento della Convenzione
             di Ginevra, era come preannunciato, il Ministry of Agricolture. Dato che ora gli
             italiani potevano essere impiegati in occupazioni connesse all’attività bellica, il
             MFA temeva che venissero così sottratte troppe braccia all’agricoltura. Inoltre
             sempre nuovi settori facevano domanda per attingere al bacino di manodopera
             italiana a basso costo. In realtà i timori dell’ MFA erano piuttosto infondati, visto
             che questo continuava ad ottenere le quote di assegnazione maggiori.
                La proposta di accordo degli alleati giunse, nel gennaio del 1944, al Governo
             italiano, che la bocciò in blocco, trovando ridicolo che tale accordo volesse esser
             fatto passare come l’inizio di una collaborazione, che in realtà era già iniziata da
             mesi, e soprattutto l’Italia non poteva accettare che quegli uomini continuassero
             ad essere chiamati prigionieri. Gli inglesi rimasero molto stupiti di questo rifiuto
             anche perché avevano già predisposto ogni cosa per le procedure di cooperazione,
             che era tra l’altro già vigente in Nord Africa. In più, gli inglesi premevano per
             eliminare la Convenzione, soprattutto per fattori di convenienza economica: se
             gli italiani fossero rimasti tutelati, non si sarebbe potuto applicare al pagamento
             dei loro stipendi il cambio da sterline a lire, per loro estremamente vantaggioso.
                In questo momento, si inserì nella discussione il generale Pietro Gazzera, al
             quale Badoglio diede piena libertà d’azione nella contrattazione con gli Alleati;
             questi poneva al primo posto la disciplina, e al secondo il miglioramento delle
             condizioni dei prigionieri. Ci furono numerosi meeting tra Gazzera e mac Far-
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