Page 462 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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                Trasferire gli italiani in Gran Bretagna era rischioso per le difficoltà di traspor-
             to, la carenza di alloggi, ma anche per le restrizioni di sicurezza nazionale. Se
             comunque, la Gran Bretagna aveva utilizzato la manodopera straniera già nella
             Grande Guerra, la situazione attuale era radicalmente mutata, soprattutto per il nu-
             mero dei soldati coinvolti, si pensi che solo quello degli italiani era pari a 5 volte
             quello dei prigionieri di tutte le altre nazionalità detenuti dagli inglesi nel primo
             conflitto mondiale.


                Durante i viaggi di  trasferimento non mancarono episodi drammatici come
             quello dell’affondamento nel settembre del 1942 del transatlantico Laconia, che
             aveva rotta sud Africa- Gran Bretagna.
                Se non altro queste tragedie sollecitarono l’adozione di  nuovi criteri di sicu-
             rezza, in base ai quali si iniziò a contenere il numero dei soldati da trasferire di
             volta in volta .
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                Dai campi di concentramento, i prigionieri potevano essere distaccati negli
             hostels, piccoli alloggi di proprietà del Ministry of Agricolture, dalla capienza di
             30/50 persone, tutti dipendenti da un campo madre. Questa sistemazione permise
             di dislocare presto i prigionieri in tutto il paese.
                A partire dal 1942, vennero utilizzati i billets, ossia alloggi collocati all’interno
             delle fattorie stesse in cui i prigionieri lavoravano; questo tipo di collocazione
             permise di abbattere innanzitutto i costi della sorveglianza, ed inoltre forniva agli
             italiani l’idea di una maggiore libertà e la possibilità di ottenere maggiori quantità
             di cibo.
                I prigionieri italiani prima di essere collocati all’interno di questi alloggi, su-
             bivano dei processi di selezione curati dal War Office e dal Foreign Office, che
             sbrigavano rispettivamente, il primo, le pratiche dell’amministrazione e del col-
             locamento dei prigionieri in base alla Convenzione di Ginevra, ed il secondo si
             occupava dei rapporti con i paesi nemici.
                In ogni campo-base c’era la figura del camp leader, solitamente si trattava di
             un sottoufficiale italiano, responsabile della disciplina dei suoi connazionali da-
             vanti agli inglesi e della scelta del settore lavorativo da assegnare ai prigionieri.
                Nei campi si conduceva sostanzialmente un buono stile di vita, si mangiava
             in quantità accettabili e con una dieta adattata alle abitudini alimentari degli ita-
             liani, altrettanto si poteva dire delle condizioni igieniche e la disciplina.  I campi
             fornivano riscaldamento, letti e cibo e questa era sicuramente una delle migliori
             prospettive a cui un soldato potesse aspirare in quelle circostanze, anche perché ci
             si trovava nell’impossibilità materiale di lasciare la Gran Bretagna. Pertanto, i ten-
             tativi di fuga erano praticamente inesistenti. Ai soldati veniva distribuita la token


             2  L.Sponza, Divided Loyalties. NA, ADM 1/14864 “Limitations on carrying prisoners of war
                on ships” 1942.
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