Page 464 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
P. 464
464 L’ItaLIa 1945-1955, La rIcostruzIone deL Paese e Le Forze armate
no diventati ormai un fenomeno difficilmente arginabile.
il progetto di rieducazione cui sottoporre i prigionieri italiani lavorava su due
fronti: il primo consisteva nel fornirgli gli strumenti per comprendere le basi e
principi della democrazia, il secondo nell’inculcare nelle loro menti l’avversio-
ne per il comunismo, che era già percepito come una minaccia. Quest’opera di
rieducazione che era stata messa in atto in inghilterra per far conoscere agli ita-
liani la parabola del democratic way of life, si rivelò alla fine dei giochi un gran
fallimento, poiché un governo che irreggimentava con restrizioni di questo tipo i
rapporti umani, e sfruttava questi uomini come manodopera, non poteva di certo
godere dell’immaginario collettivo dei soldati della nomina di un paese modello
di democrazia.
Seconda parte
L’estate del 1943 segnò, nel destino di questi uomini, un profondo solco, det-
tato da due importanti avvenimenti: il 25 luglio, in cui avvenne la caduta del
ventennale regime fascista e l’arresto di Mussolini, e l’8 settembre, celebre data
dell’armistizio.
Gli italiani, una volta crollato il fascismo, pensarono di poter essere finalmente
rimpatriati, ma questo non era neanche lontanamente nei piani degli inglesi, (suc-
cessivamente spiegheremo meglio perché) ma anzi, questi decisero vilmente, di
sottoporre gli italiani ad una sorta di ricatto psicologico, dicendo loro che ora che
il fascismo era stato sconfitto, bisognava pensare alla ricostruzione della penisola,
e quindi loro dovevano continuare a lavorare, per fornire cibo alla povera Italia.
Per l’Inghilterra, il vero problema era cercare di sopperire alla mancanza di
manodopera; dato che sembrava poco corretto continuare a fare prigionieri i sol-
dati di uno stato non più belligerante, la soluzione più ovvia appariva proprio
quella di attingere dai campi di prigionia dei Dominions, i cui prigionieri vede-
vano nella Gran Bretagna la salvezza e desideravano abbandonare quei territori
duri, dove le condizioni di internamento erano ai limiti del sopportabile, dove si
soffriva fame e caldo, come in Kenya. Lasciare questa terra, imbarcarsi da Mom-
basa per tornare in Europa, solo questo pensiero sollevava già di molto, l’animo
di questi prigionieri che si sentivano già più vicini a casa.
L’armistizio creò uno scompiglio ancora maggiore, poiché adesso l’Italia, non
solo non era più un paese belligerante, ma era anche formalmente quasi un allea-
to, dunque il trattenimento dei “prigionieri” in Inghilterra diveniva sempre meno
giustificato. Tuttavia, proprio sull’aspetto formale di questo accordo, si soffermò
il War Office per ribadire che si trattava unicamente di un atto militare, il quale
poco aveva a che fare con la condizione e lo status dei prigionieri italiani detenuti
in Gran Bretagna.
Di questa possibile modifica dello status, che si poneva ora, si preoccupò parti-
colarmente il Ministry of Agricolture, che continuava a necessitare della manodo-

