Page 468 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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                   “Ora apprendo con mia grande sorpresa che i militari italiani sarebbero
                stati organizzati in unità speciali comandate di fatto da ufficiali alleati...
                se così realmente fosse il governo italiano sarebbe messo di fronte ad un
                fatto compiuto che non tiene conto né dei suoi diritti, né dei suoi desideri.
                Il consenso generico da me dato l’11 ottobre del 1943, non autorizzava
                affatto alla costituzione di unità senza il concorso del comando italiano, né
                tanto meno che gli italiani dovessero compiere lavori esplicitamente proi-
                biti dalla Convenzione di Ginevra. il Governo italiano ha ripetutamente
                sostenuto il massimo apporto alla cobelligeranza: i militari italiani tuttora
                detenuti devono cessare dallo status di prigionieri, tutti, senza ricorrere al
                volontarismo. Le unità italiane devono di diritto e di fatto essere comandate
                da ufficiali e sottoufficiali italiani”.

                La risposta a Badoglio fu lapidaria, la cooperazione esisteva già in Nord Afri-
             ca, con gli americani, e la Convenzione vietava unicamente che i prigionieri fosse-
             ro impiegati contro il proprio paese. Quindi il 10 maggio i britannici annunciarono
             senza preoccupazioni, poiché ormai la notizia era nota, l’inizio della cooperazio-
             ne.
                Tuttavia, a fine maggio, ci si rese conto che, con la cessazione della guerra in
             Europa, (dato che gli italiani avevano ormai come unico nemico la Germania) per
             continuare ad utilizzarli, e non contravvenire dunque a quanto pochi giorni prima
             avevano affermato, necessitavano, per impiegarli a quel punto in una guerra extra-
             europea, dell’assenso italiano. L’unico ostacolo per giungere all’accordo con gli
             italiani era la modifica dello status dei prigionieri, ma gli inglesi non erano ancora
             pronti e la manodopera italiana si rendeva sempre più necessaria.
                Nel frattempo Bonomi divenne Presidente del Consiglio e Stone, sostituì l’in-
             transigente Mac Farlane, il quale comprendeva l’imbarazzo che questa vicenda
             stava causando al governo italiano, il quale appariva ormai totalmente impotente.
                Nel novembre del 1944, con la dichiarazione di Hyde Park, fu consentito all’I-
             talia di inviare a Londra un rappresentante ufficiale, Nicolò Carandini, uomo ap-
             parentemente comprensivo verso i sentimenti tristi dei prigionieri, ma che allo
             stesso tempo, li invitava a collaborare attivamente con gli alleati, anche per ria-
                                        10
             bilitare l’immagine dell’italia . Su 153.000 italiani prigionieri in Inghilterra, nel
             1945, il 75% cooperava, il restante 23% era costituito da non cooperatori e il 2%,
             da fascisti.
                Gli inglesi sostenevano che il Governo italiano faceva della questione dello
             status dei prigionieri, solo una questione di nome, non comprendevano che elimi-


             10  Nicolò Carandini (1895-1972),  Treccani Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 19
                (1976) Carandini Albertini, Elena, Passata la stagione... Diari 1944-1947, Firenze, 1989.
                Riccardi, Luca, Nicolò Carandini il liberale e la nuova Italia, 1943-1953, Grassina, Bagno
                a Ripoli, 1992.
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