Page 471 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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italiani e questo mise in difficoltà gli inglesi, che non erano ancora pronti all’idea
di rimanere sprovvisti di manodopera. Ma se da una parte questa era la preoccu-
pazione inglese, dall’altro lato anche l’Italia si diceva fortemente in allarme per
la gravissima situazione economica in cui versava e per il conseguente difficile
reinserimento dei reduci. Lo stesso Carandini manifestò ambigui atteggiamenti
sulla questione, dichiarando che i rimpatri degli italiani si sarebbero effettuati alla
fine del raccolto annuale.
In questo contesto di assurdità si inserì un aspetto della storia democratica
occidentale del quale c’è poco da andare fieri, perché si poneva la questione delle
elezioni del 2 giugno. Carandini sosteneva che si sarebbero tratti dei vantaggi nel
trattenere gli italiani ancora in inghilterra. si prese anche in considerazione l’idea
di far votare questi uomini nel paese in cui erano ancora trattenuti, ma questa
procedura avrebbe poi dovuto valere per ogni altro paese che deteneva i soldati
italiani. Quindi, solo pensando alla Russia sovietica, si decise di accantonare tale
ipotesi: il rischio che il comunismo prendesse tutti quei voti andava evitato, anche
a costo di pilotare in un qualche modo quelle che dovevano essere le prime vere
elezioni a suffragio universale della storia d’italia.
Intanto, sul fronte dei trasporti i britannici fecero sapere che per gli italiani non
ci sarebbe stato spazio sulle navi prima del marzo del 1946, ed erano difficoltà
reali. Anzi singolare fu che 7.000 italiani riuscissero ad essere rimpatriati già a
dicembre del 1945.
Con la fine della guerra vi fu la cosidetta germanizzazione del lavoro, i tede-
schi furono impiegati in condizioni simili a quelle degli italiani ma fu loro vietato
l’accesso agli esplosivi, e non potevano alloggiare nei billets, quindi vennero fatte
costruire dai tedeschi stessi delle altre sistemazioni. Questo processo di germa-
nizzazione, fece si che venissero quasi cancellate le tracce dei prigionieri italiani
in Inghilterra, poiché i tedeschi continuarono a rimanere nel paese fino al 1948.
Intanto, in Italia, le proteste e le manifestazioni per il ritardo dei rimpatri di-
vennero all’ordine del giorno. Nel referendum istituzionale del 2 giugno 1946 in-
fatti, venne negato di partecipare a 260 mila italiani, ancora prigionieri nel mondo,
dei quali 38 mila ancora in Gran Bretagna. Il governo inglese decise di velocizzare
i rimpatri circa 9.000 uomini al mese, e a fine luglio del 1946, questi potevano
dirsi conclusi.
Vi era poi una minoranza di italiani che avevano scelto di rimanere, come im-
piegati agricoli, ottenendo poi nel tempo dei contratti temporanei di lavoro; altret-
tanti riconoscimenti vennero dati a tutti quegli italiani che in Inghilterra avevano
trovato l’amore, e avevano deciso di sposare le donne con le quali, per tutti quegli
anni di prigionia, non avevano potuto mostrare in pubblico, il loro legame. Queste
politiche presero piede soprattutto per riconoscere un certo basso numero di figli
illegittimi che erano nati durante questo passaggio italiano in Gran Bretagna.

