Page 472 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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Conclusioni
Eppure nei ricordi di questi italiani, al di là delle mille sofferenze patite dal
punto di vista psicologico, per la lontananza, la privazione di libertà personale e
l’allontanamento dal mondo esterno, al di là di tutto questo, l’Inghilterra non la-
sciò un cattivo ricordo, anzi in molte delle lettere che questi soldati scambiavano
con le famiglie emerge una visione piuttosto armoniosa del paese in cui per tanti
anni erano stati costretti a lavorare.
Il reinserimento dei reduci nella realtà socio economica italiana è decisamente
un argomento altrettanto complesso, che non può essere approfondito in questa
sede. Ho il piacere di mostrarvi però una fotografia che venne scattata al momento
del rimpatrio di mio nonno.
Il caso dello status degli italiani prigionieri, dopo l’armistizio, è rimasto una
vergognosa questione irrisolta; fu senza dubbio uno sfruttamento a vantaggio de-
gli anglo americani, ma, al contempo, servì all’Italia come merce di scambio,
nella speranza di un atteggiamento più accomodante nei propri confronti per aver
contribuito a sostenere, con il sacrificio dei propri uomini, l’economia inglese
durante e dopo la seconda guerra mondiale.
Questo spiega perché la storia si sia poco soffermata sulla prigionia degli ita-
liani in Inghilterra, senza dubbio anche dimenticati a scapito di storie di prigionia
decisamente più cruente come quella dei militari internati in Germania. E’ una
storia di assenti, e la nostra colpa è quella di continuare a non colmare questo
vuoto. È la storia di qualcuno che non c’è stato quando l’Italia ha cambiato il suo
volto. Quindi, se questo Congresso è nato con l’intento di ricordare quanti hanno
partecipato alla ricostruzione dell’italia nell’ambito delle Forze Armate dopo il
secondo conflitto mondiale, io mi sono sentita in dovere di parlare di quanti inve-
ce, a questa ricostruzione, non hanno potuto, non per propria volontà, partecipare.

