Page 469 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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Workshop giovani ricercatori                                        469



             nare quella denominazione significava per l’Italia anche risolvere quella determi-
             nata questione.
                Il morale dei soldati italiani intanto era a terra, per quanto avessero capito che
             il rimpatrio era ormai un miraggio lontano, desideravano almeno (visto che di
             fatto non erano più nemici, ma cooperatori), che le limitazioni riguardo alla fra-
             ternizzazione venissero allentate.
                Intanto Gazzera si preoccupava delle modalità con cui sarebbero stati accolti
             questi soldati al loro rimpatrio: non sarebbero mai state adeguate! Non era nelle
             possibilità dell’Italia onorarli né tanto meno reinserirli nel contesto di una società,
             totalmente dissestato dalla guerra.
                La YMCA continuava la sua attività, mutando in questa seconda fase le pro-
             prie finalità. Essa adesso mirava a rendere i campi più accoglienti possibili, anche
             se la cooperazione, con il suo avvento, aveva creato una grossa divisione nella
             grande famiglia dei prigionieri dei campi, dove i cooperatori erano separati dai
             non cooperatori. Le ragioni che avevano spinto i primi a collaborare erano state,
             oltre all’obbedienza agli ordini del Governo legittimo, anche la speranza in un
             trattamento migliore ed in una priorità acquisita per i rimpatri, così come nella
             convinzione che fosse bene passare dalla parte del vincitore.
                i non cooperatori dal canto proprio avevano all’origine della propria scelta
             più diverse motivazioni. Gli italiani del Nord, collaborando con gli Alleati, teme-
             vano che i loro familiari, al confine con la Germania potessero subire ritorsioni,
             la paura di subire essi stessi delle ritorsioni da parte dei compagni fascisti o non
             cooperatori; l’agricoltura era un’attività più apprezzata della guerra e decisamente
             anche molto meno rischiosa; la disponibilità per i lavori connessi alla guerra, po-
             teva significare un trasferimento, e quindi l’abbandono dell’unico punto di riferi-
             mento che si aveva in Inghilterra, la comunità di campo; immaginavano e avevano
             saputo che i privilegi per i cooperatori non si sarebbero concretizzati; non capi-
             vano quale posizione il governo italiano aveva deciso di prendere in merito alla
             questione, perché da un lato non riconosceva le unità di collaborazione, dall’altro
             auspicava ad una partecipazione sempre più ampia dei prigionieri. Infine, ma si
             trattò di una minoranza veramente irrisoria, alcuni fra i non cooperatori erano di
             convinzione fascista. Tuttavia, quasi mai quella di cooperare o non cooperare fu
             una scelta politica, come abbiamo ampiamente visto.
                L’unica differenza nel trattamento dei cooperatori, era che ad essi era conces-
             so l’accesso ai negozi, bar e mezzi pubblici, ma con risultati pratici veramente
             deludenti, visti i numerosi episodi di xenofobia, in quanto gli inglesi accusavano
             gli italiani di starsene al sicuro in Inghilterra, mentre i loro soldati pensavano alla
             ricostruzione dell’Italia, rischiando la vita. Ma il vero motivo dei litigi era quasi
             sempre la gelosia che nasceva per i rapporti che gli uomini italiani creavano con
             le donne britanniche, segno al contrario, questo, di un’ integrazione.
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