Page 455 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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Workshop giovani ricercatori                                        455



             per temperamento a condurre efficacemente la guerriglia piuttosto che affrontare
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             azioni organizzate di massa, specialmente se meccanizzate” .
                 In realtà, prosegue il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito in un rapporto
             del  17  ottobre,  la  tendenza  a  “una  visione  tanto  ottimista”  sulle  possibilità  di
             apporto della Jugoslavia alla difesa del teatro Sud Europa era già affiorata nella
             documentazione operativa elaborata dallo sHAPE Piano di emergenza e Piano
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             1954.   Nell’occasione  Cappa  aveva  già  accennato  alle  conseguenze  dannose
             derivanti dall’affermazione di “tale erronea valutazione”: l’azione italiana presso
             lo SHAPE doveva quindi essere finalizzata a contrastare in ogni modo una simile
             affermazione e a ricondurre le previsioni relative all’apporto jugoslavo “nei limiti
             adeguati alla realtà della situazione”. In sostanza si considerava da parte italiana
             un apporto jugoslavo che fosse

             -  commisurato a una funzione legata ai Balcani meridionali (e in quanto tale
                secondaria) piuttosto che al fronte principale (Centro Europa);
             -  inquadrato in una ragionevole cornice di sicurezza che garantisse da possibili
                sorprese;
             -  previsto  essenzialmente  in  funzione  del  mantenimento  del  ridotto  illirico,
                in  un  ambiente  che  favorisse  le  naturali  attitudini  dell’esercito  jugoslavo  e
                consentisse la massima economia di forze e di mezzi.
                 Tale ipotesi, pur accogliendo il massimo apporto della Jugoslavia alla difesa
             territoriale, rendeva gli aiuti jugoslavi contenuti e qualitativamente limitati.
                 Il 7 novembre anche lo Stato Maggiore della Difesa – in una lettera trasmessa
             al Generale Moech e al Generale Enrico Frattini, capo della Missione Militare
             Italiana  a  Washington  –  impartiva  le  proprie  direttive  in  merito  all’eventuale
             collaborazione jugoslava alla difesa del teatro Sud Europa.  Gli ambienti di smD
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             erano già al corrente delle trattative con gli jugoslavi grazie alle informazioni
             ricevute dall’addetto militare a Belgrado, dopo l’incontro da questo avuto con
             il Generale americano Collins. La favorevole impressione avuta da quest’ultimo
             durante la visita nella capitale jugoslava, sembrava avesse contribuito a rafforzare
             la tendenza già chiaramente manifestata dagli Stati Uniti di attirare la Jugoslavia
             nella  loro  sfera  d’influenza  militare,  dando  maggior  risalto  allo  studio  dello


             17 ibidem.
             18  Ibidem, 2/113, al Capo di S.M. della Difesa Roma e p.c. al Generale di Brigata Fernando
                Moech  Rappresentante  mil.ital.  presso  SHAPE  Parigi,  seguito  f.  110  R.P./Op  dell’11
                c.m., Collaborazione jugoslava alla difesa del teatro Sud Europa, f.to il Capo di S.M.
                dell’Esercito Cappa, 17 ottobre 1951.
             19  Ibidem, Stato Maggiore della Difesa, 2° Reparto – 3^ Sezione, prot. n. 35052, allo Stato
                Maggiore Esercito Roma, oggetto: Collaborazione jugoslava alla difesa del Teatro Sud
                europa,  d’ordine  il  Capo  dell’Ufficio  del  Capo  di  S.M.  della  Difesa  (Ammiraglio  di
                Divisione G. Minotti), Roma 7 novembre 1951.
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