Page 480 - Atti 2012 - L'Italia 1945-1955. La Ricostruzione del Paese e le Forze Armate
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             fu trasformato nel  Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (CNEN) e che oggi
             ha assunto il nome di Ente Nazionale Energie Alternative (ENEA).

                Il primo reattore nucleare italiano, battezzato Avogadro, sia pure sperimentale,
             entrò in funzione nel 1959 all’interno di una cooperazione fra Fiat e Montecatini,
             rimanendo attivo per circa un decennio.
                Dati i costi assai rilevanti che la gestione dell’impianto imponeva, l’industria
             elettrica comprendeva però che solo  con il concorso dello stato si sarebbe potuto
             iniziare a produrre in proprio energia elettrica attraverso l’impianto di grandi re-
             attori industriali. Tale progetto si concretizzò negli anni seguenti con l’impianto
             successivo di cinque centrali, tre delle quali entrarono poi effettivamente in fun-
             zione .
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                L’applicazione del nucleare aveva interessato anche l’ambiente militare dove
             nacquero vari  interrogativi sulle conseguenze dei nuovi armamenti e dei nuovi
             scenari internazionali per la difesa dell’italia.
                 L’istituzione del Trattato Nord-Atlantico nel 1949 e la guerra di Corea l’an-
             no successivo avevano fatto entrare prepotentemente la materia ”atomica” tra le
             preoccupazioni principali degli stati membri. Dopo una fase iniziale, in cui l’in-
             teresse per il nucleare era visto come prerogativa delle superpotenze USA-URSS,
             il conflitto asiatico, considerato il primo della “guerra fredda”, convinse i verti-
             ci militari occidentali  che le armi atomiche fossero necessarie per le strategie
             difensive future.  La minaccia atomica, ha condizionato fortemente le politiche
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             internazionali del dopoguerra, mescolando questioni strategiche ed industriali che
             gravitavano intorno ad una possibile atomica europea. Anche l’Italia, che nel 1951
             vide cadere le limitazioni imposte dal Trattato di Parigi al proprio apparato mili-
             tare convenzionale, intensificò quindi gli studi sull’applicazione militare dell’e-
             nergia atomica.
                Intanto  anche  il  quadro  internazionale  faceva  dell’Italia  uno  dei  principali
             scacchieri della politica militare occidentale. Nel 1955, quando l’Austria riacqui-
             stò la piena sovranità dichiarandosi neutrale alla fine dell’occupazione da parte
             delle quattro potenze vincitrici, gli Stati Uniti dislocarono circa 10.000 uomini nel



             18  La storia dell’industria dell’atomo italiana si interromperà nel 1987, in seguito al referendum
                che bloccherà i finanziamenti statali all’impianto e al mantenimento di nuove centrali.
             19  Inevitabilmente  l’energia  nucleare  condizionava  allora  ogni  pianificazione  militare
                strategica. L’arma atomica infatti rendeva lontana con la propria stessa capacità distruttiva
                la possibilità di una guerra fra due potenze atomiche, nessuna delle quali avrebbe avuto
                la certezza di scampare alla rappresaglia dell’altra in caso di conflitto. In tale equilibrio,
                detto  “della  deterrenza”,  “la  sicurezza  era  paradossalmente  fondata  sulla  possibilità  di
                distruggere anche quanto si voleva difendere”. C. JEAN, L’uso della forza, p.5. Cfr. G.
                VALDEVIT, La guerra nucleare. Da Hiroshima alla difesa antimissile. Milano, Mursia,
                2010.
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