Page 225 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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del feldmaresciallo Radetzky a lasciare la città ed a ritirarsi nelle fortezze di Verona,
Mantova, Peschiera del Garda e Legnago in attesa di rinforzi. La rivolte si estende ai
ducati di Parma e di Modena dove sono dichiarati decaduti i legittimi sovrani.
2. L’inizio della Prima Guerra d’Indipendenza
In questo clima rivoluzionario, il re di Sardegna Carlo Alberto, spinto dalle manife-
stazioni patriottiche popolari, e fiducioso di poter espandere i propri confini a scapito
dell’Austria travolta dalla crisi, entra in guerra contro Vienna.
I1 23 marzo 1848 il Re Carlo Alberto dichiara guerra all’Austria.
Volontari giungono da varie parti d’Italia per partecipare alla guerra. Intellettuali,
democratici, giovani studenti e veterani delle rivolte degli anni precedenti si recano in
Piemonte per combattere contro il principale nemico dell’unità d’Italia: l’Austria.
All’Esercito sardo – piemontese si aggiungono corpi di spedizione provenienti dagli
altri stati italiani, dove i governanti sono stati spinti all’intervento sotto la pressione
dell’opinione pubblica. Soldati regolari sono inviati dal granduca Leopoldo II di To-
scana, da Pio IX e da Ferdinando II di di Borbone. Gli ultimi due, molto riluttanti, con
varie motivazioni, sconfessano quasi subito la loro partecipazione alla guerra e ritirano
le truppe e interrompono l’invio di proprie truppe. Un ordine rigettato da alcuni coman-
danti che invece continuano l’impresa come volontari insieme all’esercito piemontese.
Il piccolo esercito del Regno di Sardegna inizia la prima guerra d’indipendenza con
una forza di circa 40.000 uomini, suddiviso in due Corpi d’Armata ed in una Riserva.
Gli alleati del Piemonte contano, oltre ai volontari lombardi e veneti, circa 7000
toscani tra volontari e regolari, 10.000 volontari dello Stato Pontificio, 16.000 regolari
del Regno delle Due Sicilie che concorre con una squadra navale alla difesa di Venezia.
Il grosso dell’Esercito austriaco è in difesa del Quadrilatero, solamente una parte
fronteggia le forze attaccanti, disposto ad impedire o quantomeno ritardarne l’avanzata
verso est così da permettere l’afflusso dei rinforzi dall’Austria.
L’esercito austriaco, secondo le fonti austriache può contare su 12.000 uomini sul
Mincio, 13.000 a guardia delle fortezze di Mantova, Peschiera, Legnago e Ferrara; 3.000
nelle valli alpine e 22.000 intorno a Verona. Circa 50.000 uomini, di cui solamente
28.000 disponibili per una battaglia in campo aperto. Le sommosse avevano causato la
perdita di 22.000, di cui solo 2.000 erano stati sostituiti con battaglioni provenienti dal
Tirolo meridionale.
Passato il confine, rappresentato dal fiume Ticino, nella zona di Pavia, il 29 marzo
l’Armata Sarda marcia su Lodi e Cremona dirigendo il I° Corpo d’Armata (l e 2 Di-
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visione) verso Goito, e con il II° Corpo d’Armata (3 e 4 Divisione) su Monzambano.
All’inizio della campagna del 1848, l’esercito sardo piemontese ha la necessità di
assumere il controllo dei ponti sul fiume Mincio per consentire il passaggio del grosso
delle forze. Nei pressi di uno di questi ponti, in vicinanza di Goito all’alba dell’ 8 apri-
le le compagnie del battaglione secondo battaglione bersaglieri e del battaglione Real
Navi, aggregate alle brigate Regina e Aosta, si scontrano con gli Schützen tirolesi della
brigata Wohlgemuth. Così, all’inizio del cammino risorgimentale italiano, in una piccola
località nei pressi di Mantova, avviene la prima operazione joint e combined.

