Page 229 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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          Milanesio, viene smontato. Sotto il fuoco avversario, marinai e bersaglieri tentano inva-
          no di trovare alcune tavole per passare sull’altra sponda del fiume.
             Sottoposti al fuoco degli attaccanti, gli austriaci intorno a mezzogiorno sono costretti
          a lasciare il controllo della riva del fiume, permettendo così ai sardo piemontesi di attra-
          versare il ponte muovendo sul parapetto non demolito dalla caduta dell’arco.
             A questo punto i difensori sono costretti ad iniziare il ripiegamento ed a lasciare
          Goito nelle mani piemontesi.
             Le perdite degli attaccanti sono pari ad otto morti e quaranta feriti. Cadono due uf-
          ficiali, il sottotenente dei bersaglieri Demetrio Galli della Mantica, che risulta essere
          il primo Ufficiale caduto nella storia del Corpo ed il sottotenente Alberto Wright del
          battaglione Real Navi. Tra i feriti il generale La Marmora, fondatore dei bersaglieri, ed
          il Maggiore marchese Silvio Alli Maccarani, comandante dei fanti di marina., il capita-
          no Carlo Ruggero de Bellegarde, sempre del Real Navi, ed il sottotenente Righini dei
          bersaglieri.
             Le perdite tra i tirolesi ammontano 19 morti, tra i quali un ufficiale superiore, 15 feriti
          e 68 prigionieri oltre ad un pezzo di artiglieria scavalcato. Una sessantina di prigionieri
          viene catturata dal capitano dei volontari Griffini, che viene decorato di medaglia d’oro
          al valor militare ed è il primo militare dell’Esercito insignito di tale ricompensa. Oltre
          a lui sono decorati altri 28 militari, dei quali 4 con l’Ordine dei SS Maurizio e Lazzaro,
          10 promozioni per merito ed i rimanenti con la Medaglia d’Argento al Valore Militare.
             Prima del sopraggiungere della sera il passaggio viene già ripristinato dai genieri ed
          il ponte torna ad essere utilizzabile per il passaggio dell’Armata.


          5.  Considerazioni conclusive
             La Prima Guerra d’Indipendenza si conclude dopo fasi alterne con un nulla di fatto.
          Un risultato che è il frutto dell’eterogeneità delle forze italiane. Una guerra rivoluzio-
          naria in cui gli eserciti dei regni italiani conducono la guerra in modo autonomo, una
          sorta di guerra parallela, non sempre intenzionati ad impegnarsi fino in fondo. Come
          dimostrato dal ritiro dei contingenti da parte del Papa e del Borbone.
             Il piccolo esercito piemontese non ha la capacità e le potenzialità necessarie per
          sconfiggere l’avversario e perseguire il disegno ambizioso di unificare l’Italia. Anche
          l’afflusso dei volontari non migliora la situazione dell’Armata.
             Le compagnie formate con volontari affluiti dalle città, specie studenti, malgrado
          il grande entusiasmo iniziale non danno buona prova. I giovani non erano allenati alla
          dura vita del soldato in guerra e già ai primi di giugno moltissimi erano i ricoverati negli
          ospedali o nelle case private, e molti i disertori.
             Grazie all’esperienza maturata durante la guerra, il governo piemontese avvia una
          serie di provvedimenti per potenziare la capacità operativa dell’Esercito. Provvedimenti
          volti a migliorare fisicamente e culturalmente il livello di efficienza dei quadri e dei
          soldati.
             Sono costituite nuove scuole per la formazione degli ufficiali e nasce la Rivista Mi-
          litare, che favorisce il dibattito all’interno dell’Esercito, specialmente con il concorso
          dei quadri più giovani. Si pensa soprattutto a migliorare la preparazione dei soldati con
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