Page 258 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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           In questa rappresentazione la campagna di Cina diventa non solo uno ‘scontro di civiltà’
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           fra Oriente e Occidente . Essa diviene l’occasione per riaffermare l’esistenza di una
           gerarchia interna alle potenze coloniali; una gerarchia che, a sua volta, giustifica i loro
           successi e i loro ‘diritti’ anche rispetto agli alleati.

           La rivolta dei Boxer e la scena internazionale
              Le prime avvisaglie della rivolta su larga scala punteggiano la Cina nord-orientale
           nella primavera del 1900, parallelamente a una recrudescenza delle violenze verso gli
           stranieri (soprattutto missionari) e i cristiani locali già manifestatesi all’epoca delle c.d.
           ‘riforme dei cento giorni’ (giugno-settembre 1898). La natura pro- o anti-dinastica di
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           questi moti è tuttora oggetto di dibattito . Tuttavia, l’atteggiamento ambiguo della Corte
           (interessata, dopo il fallimento delle riforme, da un processo di consolidamento delle
           forze conservatrici intorno alla figura dell’imperatrice vedova) è presto rilevato dai rap-
           presentanti diplomatici presenti nel Paese. Alla fine di maggio, di fronte al perdurante
           stato di insicurezza (che interessa anche la capitale), su loro richiesta, la Corte autorizza,
           riluttante, lo stazionamento di un contingente internazionale di circa 400 uomini nel
           quartiere delle Legazioni . Di lì a pochi giorni, l’interruzione del collegamento ferrovia-
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           rio fra Tianjin e Beijing (5 giugno) marca l’inizio della fase più acuta delle violenze, e
           anticipa l’assedio del quartiere delle Legazioni, che sarebbe iniziato il 20 giugno .
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              In questo clima d’emergenza, la collaborazione internazionale rappresenta una scelta
           pressoché obbligata, imposta sia dal rapporto di forze sfavorevole, sia dalla prossimità
           fisica delle concessioni, che ne favorisce la difesa coordinata. Questa collaborazione as-
           sume, tuttavia, valenze che vanno oltre il ‘semplice’ significato operativo. Da una parte,
           essa esprime la convergenza di fondo degli interessi delle Potenze occidentali (includen-
           do fra queste gli Stati Uniti e il Giappone) di fronte alla crisi politico-militare in corso. In
           secondo luogo, al di là di questa comunanza d’intenti, essa esprime l’emergere di nuovi
           allineamenti fra le stesse Potenze. In questa prospettiva, le rivalità personali rispec-
           chiano, in più occasioni, inimicizie consolidate o rivalità politiche di più ampia portata,
           mentre, ad esempio, l’enfasi accordata alla cooperazione franco-russa durante la marcia
           di avvicinamento a Beijing rispecchia l’ormai stabile avvicinamento fra Parigi e San
           Pietroburgo, intervenuto dopo il mancato rinnovo del trattato di contro-assicurazione
           (1890), la stipula dell’intesa franco-russa del 1891 e la ratifica della convezione militare





           1   G. Lynch, The War of the Civilisations. Being the Record of a ‘Foreign Devil’s’ Experiences with the Allies in
              China, London - New York - Bombay, 1901.
           2   Sul dibattito cfr. V. PurceLL, The Boxer Uprising. A Background Study, Cambridge, 1963, spec. pp. 194 ss.
              Più recentemente cfr. J. esherick, The origins of the Boxer Uprising, Berkeley - Los Angeles, 1987, e P.A.
              cohen, History in Three Keys: The Boxers as Event, Experience, and Myth, New York, 1997.
           3   Per la composizione del contingente internazionale cfr., ad es., r. coLtmAn, Jr., Beleaguared in Peking. The
              Boxer’s War against the Foreigners, Philadelphia, 1901, p. 142.
           4    Sull’assedio delle Legazioni cfr., per tutti, P. FLeminG, The Siege at Peking, New York, 1990 (prima ed.,
              London, 1959), p. 254.
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