Page 296 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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296 XXXIX Congresso della CommIssIone InternazIonale dI storIa mIlItare • CIHm
è il largo impiego della fotografia aerea, diventata la principale fonte di informazioni.
Tutte le squadriglie da ricognizione erano dotate di macchine fotografiche e non è un
caso che rapporti e relazioni riportino puntualmente il numero di lastre impressionate.
Anche l’organizzazione a terra si era perfezionata con una distribuzione capillare dei
laboratori fotografici, portati a livello di gruppo se non di squadriglia. Da ultimo, mentre
il servizio di fanteria usciva dalla fase sperimentale, nel maggio del 1917 l’aviazione
italiana cominciò a intervenire direttamente a supporto delle forze di terra con azioni
di bombardamento e mitragliamento sulle immediate retrovie. Sul Carso il 23 ed il 24
maggio parteciparono alla battaglia oltre un centinaio di velivoli, e azioni similari, sia
pure su scala minore, si ripeterono nei giorni seguenti in altri settori del fronte. L’effetto,
soprattutto morale, fu notevole e tale da raccomandare per il futuro un più largo ricorso
a questa forma di intervento. Le dichiarazioni dei prigionieri sono al riguardo molto
esplicite ed indicano chiaramente come gli attacchi aerei riuscissero a scuotere anche
truppe solide ed esperte. L’aviazione italiana si allineava dunque alla pratica in uso sul
fronte francese, dove gli attacchi aerei sulle immediate retrovie e sulle prime linee non
erano più una novità. L’esempio britannico, che dall’estate del 1916 vedeva i velivoli da
caccia e da ricognizione costantemente utilizzati per mitragliamenti e spezzonamenti,
era stato presto seguito dall’aviazione tedesca.
L’evoluzione dello strumento aereo del Regio Esercito, pur vedendo delinearsi chia-
ramente tutte le manifestazioni del potere aereo, inteso come espressione di una precisa
competenza ambientale, fu concepita e impostata dai vertici militari in funzione aero-
terrestre, puntando a risolvere innanzitutto il problema informativo nella sua più ampia
concezione per poi arrivare utilizzare anche l’intervento diretto del mezzo aereo sul
campo di battaglia, sempre però in modo coordinato e integrato con l’azione delle forze
di terra. Sulla base di queste considerazioni, e fermo restando che l’idea della guerra di
attrito, quale certamente fu il primo conflitto mondiale, è lontanissima dalla sua visione,
si può affermare che questo impiego del mezzo aereo fu pienamente funzionale all’esi-
genza di accelerare il processo decisionale e in senso lato quel ciclo “Observe-Orient-
Decide-Act” con cui molto spesso viene identificato il pensiero di John Boyd in materia
di guerra e di strategia. Boyd vede la vittoria come il risultato di una combinazione di
attività finalizzate a minare la capacità di adattamento dell’avversario. Ai vari livelli
del conflitto, a partire dalla tattica per arrivare alla grande strategia, l’obiettivo di fondo
è “migliorare la nostra abilità, come insieme organico, di modellare e gestire un am-
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biente in continuo cambiamento”, ma ogni livello richiede interventi specifici, e non
solo perché l’orizzonte temporale è diverso. Al livello più basso, quello della tattica,
è necessario “percorrere il ciclo OODA in modo sempre meno regolare e sempre più
rapido per mantenere od acquisire l’iniziativa, come pure per configurare e riorientare
lo sforzo principale al fine di sfruttare le vulnerabilità e le debolezze che quello stesso
sforzo porta alla luce …”. Da ciò l’importanza di velocizzare il processo decisionale,
cosa che l’impiego del mezzo aereo nella ricognizione tattica permise di fare mentre non
fu adeguatamente sfruttato per portare questo concetto alle sue estreme conseguenze. Il
significato più profondo del ciclo di Boyd sta infatti nella capacità di cambiare il “tem-
14 John Boyd, Patterns of Conflict, p. 141.

