Page 491 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
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          ferrea e volontà decisa.
             Debellare il banditismo! – Risanare l’Italia da tale immonda piaga. – Ripulire le
          retrovie del fronte da ogni insidia. – Dare calma e sicurezza alle nostre città e ai nostri
          villaggi. – Restituire la libertà e la vita alle nostre campagne!
             Questa è la consegna che il DUCE in nome della Nazione ci affida.
             Ognuno sia pari al compito e degno della fiducia che la Patria in lui ripone.
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             Di fatto, l’attività del Comando Co.Gu. divenne sempre maggiore, sia attraverso un
          largo dispiegamento di uomini, sia creando una nuova organizzazione militare territo-
          riale. Vennero, infatti, “disegnate” tre Zone Operative per il Piemonte: Zona Nord (Ca-
          navese, Cigliano Vercellese, Santhià, San Germano Vercellese), Zona Centrale (Torino e
          dintorni per un raggio di 20-25 chilometri), Zona Sud (Monferrato, Langhe, Cuneense) .
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             L’attività del Comando Co.Gu. proseguì sino al maggio 1945 quando, insieme alla
          colonna fascista in uscita da Torino, raggiunse la  zona franca di Ivrea dove si arrese agli
          Alleati. Terminava, così, l’esperienza di un coordinamento interforze della R.S.I. per la
          repressione partigiana.

          III. I reparti alle dipendenze
             L’originalità del Comando Contro Guerriglia fu il suo carattere interforze e di coordi-
          namento nella lotta antipartigiana in Piemonte. L’aspetto interforze riguardava, oltre che
          gli organismi coinvolti, anche i reparti alle dipendenze (sia italiani che tedeschi). Essen-
          do i quadri di comando dell’Esercito, il contributo maggiore sotto il piano operativo fu
          dato dall’E.N.R. attraverso i Comandi Provinciali (Torino, Cuneo, Vercelli, Asti) e due
          Reparti operativi non indivisionati: i “Cacciatori degli Appennini” e il Raggruppamento
          Anti Partigiani (R.A.P.) . Proprio il R.A.P. costituì la “spina dorsale” del Co.Gu. Si
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          trattava di un’unità, nata nell’estate del 1944, finalizzata alla lotta del fenomeno ribel-
          listico. Personale militare che, almeno in teoria, doveva essere addestrato, formato ed
          equipaggiato per la lotta alla guerriglia raggiungendo, così, una preparazione superiore
          rispetto allo standard delle FF.AA. Repubblicane. Nei limiti delle sue possibilità – so-
          prattutto materiali e umane –, la R.S.I. perseguì questo progetto. Il Raggruppamento
          Anti Partigiani operò alle dipendenze del Comando Co.Gu. sino alla fine della guer-
          ra . La struttura era quella di una brigata leggera che traeva origine dalle esperienze di
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          “pacificazione” italiane nei Balcani e in Africa Orientale. Il comando del R.A.P. venne

          18   A.U.S.S.M.E., Fondo R.S.I. I-1, Busta 6, cit., D.S. Co.Gu., Allegati al D.S. Co.Gu., «Ordine del giorno n°1»,
             29 luglio 1944, a firma del Generale Mischi.
          19   Ivi, «Riepilogo delle operazioni di controguerriglia svolte dai dipendenti reparti dal 29 luglio al 30 settembre
             1944», 20 ottobre 1944, a firma del Generale Mischi.
          20   Rimando a F. Ciavattone, «Banditi e ribelli, ecco la vostra fine!». Dottrine e tecniche di controguerriglia
             dell’Esercito Nazionale Repubblicano, Tesi di Dottorato, Università di Pisa, A.A. 2010/2011.
          21  Per ulteriori approfondimenti rimando a: A. Pietra, Guerriglia e controguerriglia. Un bilancio militare della
             resistenza 1943-45, Vicenza, Gino Rossato Editore, 1997; C. Cucut, Le forze armate della RSI 1943-1945.
             Forze di terra, Trento, Edizioni Gruppo Modellistico Trentino di studio e ricerca storica, 2005; P. P. Battistelli,
             A. Molinari, Le forze armate della RSI, cit.
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