Page 487 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo I
P. 487
487
ActA
Seconda fase: aprile-giugno 1944.
È il momento in cui i vertici militari dell’E.N.R. prendono atto che le forze di poli-
zia non sono in grado di debellare il movimento ribellistico. Viene, quindi, decisa una
maggiore – se non totale – partecipazione dei reparti dell’Esercito alla repressione. In
tal modo, il “problema” partigiano non è più considerato soltanto una questione di or-
dine pubblico, ma diventa un tema militare con ripercussioni tattico-strategiche anche
sull’andamento della guerra in Italia. «Il fronte dei nemici interni della repubblica socia-
le, veniva da allora giudicato direttamente e intimamente connesso con il fronte dei ne-
mici esterni della Germania operanti sul territorio italiano. E questo giudizio permaneva
3
fino al crollo della repubblica sociale» .
Il periodo compreso tra l’aprile e il giugno, si caratterizzò come un momento di po-
tenziamento, sia per la dottrina che per i reparti, in modo da arrivare così all’estate ed
essere in grado di eseguire azioni a largo raggio.
Terza fase: luglio-settembre 1944.
È la fase della reazione a fondo, delle operazioni su vasta scala, dell’inizio della guer-
4
ra contro la “Vandea” partigiana . Le grandi operazioni, svolte soprattutto in Liguria e in
Piemonte, avevano lo scopo di garantire un certo margine di sicurezza in tutto il settore
alpino-tirrenico occidentale, all’indomani degli sbarchi Alleati in Francia. Quell’area,
infatti, era ormai considerata il retrofronte del settore francese e pertanto andava resa
sicura.
Quarta fase: ottobre-dicembre 1944.
Il periodo ottobre-dicembre vede in parte attenuarsi le operazioni di controguerriglia.
In alcune regioni, però, proseguono importanti rastrellamenti a largo raggio: in Piemon-
te, ad esempio, sono svolte azioni nella Val d’Ossola e nelle Langhe che portano all’eli-
minazione delle “libere” Repubbliche partigiane dell’Ossola e di Alba .
5
Dai dati dell’Esercito Nazionale Repubblicano risulta che, in questa fase, le forze
della controguerriglia provocarono ai partigiani, sull’intero territorio della R.S.I., 23.876
6
morti .
Quinta fase: Gennaio-aprile 1945.
Si tratta della fase finale della controguerriglia. Purtroppo i dati a disposizione sono
complessivi e, quindi, non è possibile risalire all’effettiva entità della partecipazione
dell’E.N.R. alle operazioni di rastrellamento. Dai documenti dell’Ufficio Storico dello
Stato Maggiore dell’Esercito risulta che le FF.AA. della R.S.I., dal gennaio al marzo
3 A.C.S., Carte Graziani, Busta 71, «La marcia della repubblica sociale contro la Vandea», p. 10.
4 Vengono eseguite importanti operazioni in Liguria, in Piemonte e in Veneto. Complessivamente, i reparti
dell’Esercito Nazionale Repubblicano impegnati, in quel periodo, nella controguerriglia provocarono 12.911
vittime tra le file dei partigiani. Una cifra, molto probabilmente, gonfiata per mostrare che l’Esercito non
stava con le “mani in mano”. Archivio Ufficio Storico Stato Maggiore Esercito (da ora in poi A.U.S.S.M.E.),
Fondo R.S.I. I-1, Busta 54, Relazione «Perdite inflitte ai partigiani secondo la G.n.r. e l’E.n.r».
5 Importanti operazioni furono svolte anche in Lombardia, in Veneto e in Emilia.
6 A.U.S.S.M.E., Fondo R.S.I. I-1, Busta 54, cit., Relazione «Perdite inflitte ai partigiani secondo la G.n.r. e
l’E.n.r.», cit.

