Page 252 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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           del continuo fallimento da parte dei governi, indifferentemente laburisti o conservatori,
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           «nell’identificare e imporre una strategia economica di successo» . Negli anni tra il 1979
           e il 1982 nemmeno le prime politiche monetariste del ‘thatcherismo’, i cui pilastri ideo-
           logici erano la riscoperta del libero mercato e un maggiore accento sull’individualismo,
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           sortirono particolari effetti positivi . Al contrario, a cavallo tra il 1981 e il 1982 circa due
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           britannici su tre si dichiaravano insoddisfatti delle politiche della Thatcher , la quale co-
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           munque non reputò ciò sufficiente per invertire la rotta intrapresa . Come ha ricordato il
           diplomatico Sir Sherard Louis Cowper-Coles, «Vi era un orribile senso dell’inevitabilità
           del declino […] e tutti parlavano del ‘problema britannico’» .
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              Il senso di disorientamento domestico era replicato in politica estera, con la sem-
           preverde memoria dell’umiliazione di Suez ancora in grado di influenzare la strategia
           britannica. A oltre venticinque anni di distanza dalla crisi, le parole pronunciate nel 1962
           dal già Segretario di Stato americano, Dean Acheson, secondo cui Londra «ha perso un
           impero e non ha ancora trovato un ruolo» , apparivano del tutto attuali . Dopo Suez,
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           3    T. judT, Postwar. A History of Europe since 1945, The Penguin Press, New York, 2005, p. 538
           4    In piena recessione, il governo Thatcher applicò politiche di ‘austerity’ per ridurre la piaga dell’inflazione,
              identificata dal governo come la madre di tutti i mali. La disoccupazione aumentò drasticamente, così come
              il malcontento popolare.
           5    iPsos-mori, Political monitor: Margaret Thatcher – satisfaction ratings (Poll rating trends), aprile 2013 <http://
              www.ipsos-mori.com/researchpublications/researcharchive/3158/Margaret-Thatcher-19252013.aspx>
           6    «You turn if you want to - this Lady is not for turning», dichiarò nell’ottobre 1980 all’annuale conferenza del
              Partito Conservatore a Brighton. Cit. in J. blundell, Margaret Thatcher. A portrait of the Iron Lady, Algora
              Publishing, New York, 2008, p. 93
           7    Cit. in m. hasTings, The Falklands Legacy, BBC Documentary, trasmesso nell’aprile 2012
           8    Cit. nella rivista dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) ‘Relazioni Internazionali’, vol. 26,
              parte II, Milano, 1962, p. 1544
           9    Vi  è  chi,  come  il  politologo  Luca  Bellocchio,  argomenta  che  «Mai  una  massima  fu  più  (probabilmente
              intenzionalmente) inaccurata […] soprattutto perché il sarcasmo frettoloso con cui venne espressa da Ache-
              son, impediva di vedere che, in realtà, Londra un ruolo da giocare alternativo […] l’aveva già escogitato:
              ponte tra le due sponde dell’Atlantico […] ago della bilancia di una alleanza strategica (Nato) […] e di un
              progetto di potenziale unificazione continentale (Comunità economica europea – Cee – poi Unione europea
              – Ue». Un paradigma interpretativo che, benché meritevole di approfondimento (inattuabile, per ovvi motivi,
              in questa sede), appare destoricizzato, analiticamente fallace ed eccessivamente influenzato dalla vulgata del
              post-Guerra Fredda. Bellocchio trascura anzitutto il perno ancora costituito dal Commonwealth e tende poi
              ad enfatizzare e a ricondurre a regolarità l’orientamento di Harold Macmillan (non privo di pretese globali)
              di normalizzare i rapporti tra Londra e Parigi, facendo sponda sulla ‘relazione speciale’ con gli americani, al
              fine di entrare nella CEE. Che non fosse l’indirizzo ‘escogitato’ a monte lo confermava, negli anni Settanta, il
              Primo Ministro ‘europeista’ Edward Heath (1970-1974), che commentava così l’allora posizione transatlanti-
              ca di Londra: «Britain’s rulers cannot ride two horses at once». Una considerazione piuttosto stridente con le
              parole di Tony Blair, che nel 1997 affermava «We are the bridge between the US and Europe. […] There is no
              choice between the two». Cfr. l. bellocchio, Ricalibrare la politica estera nel sistema internazionale post-
              bipolare, in G. Baldini – J. Hopkin (a cura di), La Gran Bretagna di Cameron, Il Mulino, Bologna, 2011, pp.
              197-242; su Macmillan, E. di nolfo, Storia delle relazioni internazionali. Dal 1918 ai giorni nostri, Laterza,
              Roma-Bari, 2008, pp. 1072-1079; su Heath, l’Europa e gli Stati Uniti, g. hughes – T. robb, Kissinger and the
              Diplomacy of Coercive Linkage in the “Special Relationship” between the United States and Great Britain,
              1969-1977, in “Diplomatic History”, vol. 37, n. 4 (September 2013), pp. 861-905; sulla retorica del ‘ponte’,
              m. harvey, Perspectives on the UK’s Place in the World, Europe Programme Paper 11/01, Chatham House,
              Londra, dicembre 2011 <http://www.chathamhouse.org/publications/papers/view/181347>
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