Page 253 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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definita da un deputato conservatore una «Waterloo britannica» , la «reputazione della
Gran Bretagna era crollata» e niente era più riuscito a risollevarla. Whitehall ripiegò
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piuttosto su un generalizzato ridimensionamento strategico, pur rivendicando, al con-
tempo, la propria storica capacità di influenzare diplomaticamente il corso sistemico de-
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gli eventi. La ricerca di una «accettabile versione del concetto di ‘Piccola Inghilterra’» ,
che facesse ‘bandwagoning’ nei confronti della superpotenza statunitense e tentasse di
ricoprire un ruolo di grande potenza diplomatica all’interno del conflitto bipolare, era
di fatto contraddetto dal ritiro dai territori imperiali, dai tagli militari e, in termini na-
zionali, dall’assenza di una chiara percezione del proprio ruolo nel mondo. Il risultato
fu l’incertezza e lo smarrimento nell’opinione pubblica circa gli obiettivi del proprio
Paese, che si sommarono a un generalizzato senso di impotenza di fronte alle dinamiche
internazionali, le quali, in ultima analisi, vedevano Londra spettatrice .
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Almeno inizialmente, il governo Thatcher si conformò a tale indirizzo. Il White Pa-
per del febbraio 1981, infatti, dichiarava di volere perseguire il disimpegno oltremare
con ingenti tagli al naviglio di superficie della Royal Navy e con la vendita emblematica
all’Australia dell’«orgoglio della flotta» : la portaerei HMS Invincible. Nel caso delle
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Falklands, i tagli avrebbero sancito il ritiro dell’unica, simbolica nave a difesa delle iso-
le, la rompighiaccio HMS Endurance; il che manifestava l’ennesima sopravvalutazione
delle proprie capacità diplomatiche di fronte alle ridotte risorse materiali. Londra non
aveva, difatti, alcuna volontà politica di dar seguito diplomatico al disimpegno strate-
gico, essendo riluttante a piegarsi alle richieste di cessione della sovranità sulle isole
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avanzate dall’Argentina . Tale contraddizione, però, esponeva la questione ad una so-
luzione conflittuale, come un attacco militare. Fatto che effettivamente avvenne l’anno
seguente.
10 Cit. in P. wende, L’Impero britannico. Storia di una potenza mondiale, Einaudi Editore, Torino, 2009, trad.
it., p. 256
11 Ibid.
12 P. sharP, Thatcher’s diplomacy. The Revival of British Foreign Policy, Macmillan Press-St. Martin’s Press,
Londra-New York, 1999, II ed., p. 16
13 Cfr. Ivi, cap. I ‘The Pursuit of Influence’
14 hasTings, cit.
15 Tale sovranità è stata al centro di dispute tra Inghilterra, Francia e Spagna nell’Età moderna. Conclusesi le
guerre napoleoniche, mentre l’Impero spagnolo si ritirava dal Sud America, la controversia fu rinnovata
dall’Argentina, che almeno in parte riuscì ad ottenere soddisfazione, insediandosi sulle isole. Anche perché
queste erano ormai disabitate, nonostante alcune targhe che ne rivendicavano la sovranità, apposte sia dagli
spagnoli che dagli inglesi nei decenni precedenti. Nel 1833, nonostante il principio di separazione degli emi-
sferi enunciato dalla ‘dottrina Monroe’, un’azione della Marina degli Stati Uniti eliminò di fatto la presenza
argentina dalle isole e permise agli inglesi di riconquistarle indisturbati. Le Falklands divennero ufficialmente
una Colonia della Corona nel 1845. All’indomani della Seconda Guerra Mondiale, un’Argentina pregna di
nazionalismo peronista rinvigorì le sue rivendicazioni. Negli anni ‘60 e ‘70, Londra e Buenos Aires tentarono
di risolvere su basi diplomatiche la controversia attraverso colloqui bilaterali, e vennero elaborate anche
alcune proposte di condivisione della sovranità nella forma di un condominio e di un lease-back, sul modello
di quello che fu l’accordo anglo-cinese per Hong Kong nel 1898. Questi sforzi però fallirono.

