Page 256 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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              Per quanto riguarda la politica interna, infatti, ciò che risulta oggi evidente è che
           il patriottismo acceso dal conflitto, affiancato da un rasserenamento economico, fornì
           al governo «un importante momento per prendere fiato e una solida base sulla quale il
           thatcherismo fu in grado di consolidare il suo potere […] la scena era ormai pronta per
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           una soluzione definitiva [al] lungo periodo di conflitto politico e ideologico»  che in
           Gran Bretagna, negli anni Settanta, vide appunto il suo acme. Forte di tale sostegno, e
           nonostante l’opposizione fisiologica di talune fazioni socio-politiche, la Thatcher avreb-
           be poi perseguito un rinnovamento nazionale, che effettivamente invertì la percezione
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           dell’inevitabilità del declino, infine debellandola con risultati tangibili . Come annunciò
           lei stessa, grazie alla guerra per le Falklands «La nazione ha iniziato ad affermarsi. Le
           cose non saranno più le stesse. […] Non siamo più una nazione in ritirata» .
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              Il ‘Fattore Falklands’ ebbe importanti ripercussioni anche in politica estera. La vitto-
           ria rese la Thatcher una figura di primo livello nel panorama internazionale ed aggiunse
           peso diplomatico alle iniziative britanniche nel mondo. Pur mantenendo mezzi materiali
           limitati , soprattutto al cospetto delle due superpotenze, il prestigio britannico ne uscì
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           rinvigorito. La percezione di una Gran Bretagna che sembrava essere tornata davvero
           grande  si rivelò sufficiente alla Thatcher per esercitare una maggiore assertività, anche
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           a livello sistemico, e così controbilanciare in termini reali l’esiguità delle risorse ma-
           teriali. Riprendendo gli insegnamenti di un maestro come Hans J. Morgenthau, si può
           affermare che la Thatcher fu in grado di ricostruire la politica estera britannica sulla «re-
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           putazione del potere», più che sulla sua sostanza . Lo storico David Reynolds l’avrebbe
           poi definita «la diplomazia del bluff» . La Thatcher ricoprì così un ruolo centrale nella
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           conclusione della Guerra Fredda, instaurando una «relazione speciale» con il Segretario
           del Partito Comunista sovietico, Michail Gorbačëv, e fungendo talvolta da mediatrice tra
           l’Unione Sovietica e l’America reaganiana . Proprio nei confronti degli Stati Uniti, la
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           Gran Bretagna thatcheriana tornò ad esercitare un’influenza che da lungo tempo, dagli





           26  P. Kerr, Postwar British politics. From conflict to consensus, Routledge, New York, 2001, p. 170
           27  Cfr. e. di nolfo, Trionfo dell’Occidente?, in aa. vv., Storia Contemporanea, Donzelli, Roma, 1997, pp.
              527-546, ora anche in id., La Guerra Fredda e l’Italia (1941-1989), Ed. Polistampa, Firenze, 2010, pp. 629-
              651; per un’interpretazione a carattere apologetico, cfr. n. ferguson, Always Right. How Margaret Thatcher
              saved Britain, Odyssey Editions (Kindle), 2013 e, in italiano, s. magni (a cura di), This Lady is not for turn-
              ing. I grandi discorsi di Margaret Thatcher, Istituto Bruno Leoni Libri (Kindle), 2013
           28  Cit. in P. lynch, The Politics of Nationhood. Sovereignty, Britishness and Conservative Politics, Macmillan
              Press, Londra, 1999, p. 57
           29  I tagli alla Royal Navy, inclusa la vendita della HMS Invincible, vennero però abbandonati.
           30  «Great Britain is great again», come proclamò la Thatcher davanti al 10 di Downing Street al termine del
              conflitto. Cfr. The Times, 15 giugno 1982
           31  h. morgenThau, Politics among Nations. The Struggle for Power and Peace, Alfred A. Knopf, New York,
              1948, pp. 51-58
           32  reynolds, cit., p. 257
           33  Cfr. R. renwicK, A Journey with Margaret Thatcher. Foreign Policy under the Iron Lady, Biteback, Londra,
              2013, pp. 163-179
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