Page 261 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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ActA
5. Conclusione: un patrimonio nazionale
La memoria di una guerra condotta per ciò che fu ritenuta essere una giusta causa
dalla Thatcher e dall’opinione pubblica, appare oggi essersi consolidata come un patri-
monio comune della nazione, scevro da un qualsiasi patronato politico e fondato su quei
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valori e principi condivisi e perseguiti già nel 1982 . Le Falklands non solo costituisco-
no un Territorio d’Oltremare del Regno Unito, ma contribuiscono anche a plasmarne
l’identità nazionale, che in quanto tale è dinamica piuttosto che statica, evolvendo nel
corso del tempo in seguito ad importanti sviluppi interni e/o esterni , come fu appunto
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per Londra la guerra nell’Atlantico del Sud.
Il ‘Fattore Falklands’, infatti, in quanto eredità trasversale capace di raggiungere sia
la parte più ‘conservatrice’ che più ‘progressista’ della società, richiama nei britannici –
consciamente o meno – proprio quel senso di identità nazionale che contribuì in modo
prominente a spingere il Regno Unito fuori dalle difficoltà negli anni Ottanta. Esso tocca
dunque i cosiddetti fattori immateriali e spirituali della strategia, come i sentimenti, le
sensazioni e, soprattutto, il morale della popolazione. In altre parole, il ‘Fattore Falk-
lands’ rievoca quella fiamma patriottica auspicata da Henderson nel 1979, alimentata
da una leadership carismatica che fu capace di riunire divergenti fazioni intorno ad un
unico scopo e di farle marciare verso un obiettivo condiviso. Una lezione che Cameron
sembra avere ben presente: «ovviamente [… la Thatcher su di me] ha avuto una grande
influenza, sì. […] Quello che ti colpisce di più in lei è la estrema convinzione delle pro-
prie idee. [… Alle Falklands nel 1982] ritenevo che quello che stavamo facendo fosse
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assolutamente giusto» .
Ciononostante, nel 2013 il ‘Fattore’ non dovrebbe essere sopravvalutato. Se da un
lato la percezione del declino britannico, nel contesto più ampio del declino relativo
dell’Occidente, è tornata a fare capolino con le sue numerose implicazioni, dall’altro
la sola memoria della guerra, con la residua fiamma patriottica che può accendere in
uno scenario in cui la percezione di una minaccia imminente dall’Argentina è perlopiù
assente, non è più in grado catalizzare un tale consenso politico che possa dar vita ad un
clima psicologico positivo e generalizzato per battagliare in modo compatto sul fronte
interno e su quello estero.
Le guerre dell’ultimo decennio in Medio Oriente, come si è visto, hanno poi ridotto
l’effetto strategico del ‘Fattore’, pur non causando dirette ripercussioni sul rapporto tra
opinione pubblica e militari, il cui morale, soprattutto dell’Esercito, appare in declino .
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Ciò ha suggerito a Cameron di porre un significativo accento, quantomeno retorico,
sull’importanza per la nazione del ruolo delle Forze Armate e di metterne così l’imma-
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gine «dinnanzi e al centro della nostra vita nazionale» .
54 Cfr. a. Panebianco, Guerrieri democratici. Le democrazie e la politica di potenza, Il Mulino, Bologna, 1997,
pp. 207-227
55 lynch, cit., p. 1
56 d. cameron, Io, conservatore e rivoluzionario, ilibridelBorghese, Roma, trad. it., 2010, pp. 74-83
57 The Times, Morale in the Army sinks after three years of cuts, 25 luglio 2013 <http://www.thetimes.co.uk/tto/
news/uk/defence/article3825600.ece?CMP=OTH-gnws-standard-2013_07_25>
58 d. cameron, Discorso a Camp Bastion, Lashkar Gah (Afghanistan), 11 giugno 2010

