Page 255 - Le Operazioni Interforze e Multinazionali nella Storia Militare - ACTA Tomo II
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          Primo Ministro istintivamente come una guerra per i principi: la Thatcher non riteneva
          fosse possibile che una dittatura militare potesse risolvere una disputa territoriale con la
          forza contro una democrazia impegnata per la libertà, l’autodeterminazione dei popoli e
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          il diritto internazionale . In un clima acceso di ‘seconda’ Guerra Fredda, ciò che era in
          gioco erano i valori stessi dell’Occidente e la sua postura. La Gran Bretagna, insomma,
          doveva ora difendere quei principi fondamentali per i quali l’Europa e gli Stati Uniti
          già stavano fronteggiando l’Unione Sovietica. Come la Thatcher ha scritto nelle sue
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          memorie, «Si trattava essenzialmente di una questione di dittatura versus democrazia» .
             Eppure, pur tenendo ben presente questa dimensione valoriale, che – come si vedrà
          – risulta importante ancora oggi, la Thatcher riconobbe che vi era in gioco anche (e
          soprattutto) un vitale interesse nazionale, centrale per alimentare la fiamma patriottica:
          l’onore e, quindi, il prestigio. Dato che, secondo la Thatcher, la Gran Bretagna «era
          ormai considerata sia dagli amici che dai nemici come una nazione cui mancavano la
          volontà e la capacità di difendere i propri interessi in pace, men che meno in guerra» , le
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          Falklands erano un’opportunità per risollevare la reputazione del Regno Unito in patria
          e all’estero e, di conseguenza, invertire la percezione del declino. La Thatcher aveva
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          quindi ben compreso che il prestigio è una forma di potere .
             Questa interpretazione della guerra, affiancata da una costante intransigenza verso
          qualsiasi tentativo di raggiungere un compromesso diplomatico che contemplasse una
          maggiore inclusività argentina nell’amministrazione delle isole, fu largamente premiata
          dall’opinione pubblica britannica. Al termine del breve e vittorioso conflitto – combattu-
          to a circa ottomila miglia di distanza dalla madrepatria e infine dissonante con l’eco del
          declino – l’80% degli intervistati da The Economist si dichiarò soddisfatto della gestione
          del Primo Ministro. Nelle intenzioni di voto, i Tories passarono nell’arco di due mesi da
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          uno svantaggio nei confronti dei laburisti ad un vantaggio superiore del 25% . Nacque
          così il ‘Fattore Falklands’ – costruito su valori, vittoria e prestigio – i cui primi frutti
          vennero colti dalla Thatcher alle successive elezioni del 1983, quando, con l’economia
          che dava i primi segni di ripresa, il partito conservatore passò da una maggioranza di 44
          seggi alla Camera dei Comuni ad una di 144. Come ha scritto la Thatcher,
             il cosiddetto ‘Fattore Falklands’, […] era piuttosto reale. Riuscivo a sentire l’im-
             patto della vittoria ovunque andassi. Si dice spesso che le elezioni si vincono e si
             perdono su temi economici [...] è chiaramente una semplificazione eccessiva. In
             questo caso, [...] la gente vide la connessione tra la risoluzione che avevamo mo-
             strato nella politica economica e quella nella gestione della crisi delle Falklands. 25


          20  Con una buona dose di Realpolitik, che non mancò mai alla Thatcher, ciò non impedì a Londra di allearsi con
             la giunta militare cilena di Augusto Pinochet, che a sua volta aveva un contenzioso territoriale aperto con
             l’Argentina in merito al controllo del Canale di Beagle.
          21  M. ThaTcher, The Downing Street Years, Harper Press, Londra, 1993, p. 198
          22  Ivi, p. 173
          23  D. reynolds, Britannia Overruled. British Policy & World Power in the 20th Century, Longman, Essex,
             1991, p. 256
          24  The economisT, 28 giugno 1982, p. 26
          25  ThaTcher, cit., p. 265
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