Page 249 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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gerarchie militari e sanitarie dell’esercito, ma soprattutto mancano ricerche e indagi-
ni che siano in grado di restituirci, fuori dalle considerazioni più ovvie o scontate sul
tema, le dimensioni del fenomeno e gli elevati costi che esso comportò in particola-
re alle donne le quali si trovarono ad esercitare, sotto stretto controllo, un mestiere
tanto antico quanto malfamato. Parte anch’esse, nel nostro caleidoscopio, di quell’u-
niverso femminile di cui è stato più facile o almeno possibile richiamare, per sommi
capi e per categorie (le madri e le spose, le interventiste e le futuriste, le intellettuali e
le crocerossine ecc.), le funzioni svolte in rapporto alla guerra e alla sua conduzione,
le prostitute, derise, criminalizzate e sanzionate specie quando avessero manifestato
un eccessivo e insolito spirito d’indipendenza, non potevano certo diventare in vita
oggetto di attenzioni diverse da quelle a loro riservate da un “esercito di clienti .
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La militarizzazione delle attività lavorative e i mille problemi creati dalla guerra alle po-
polazioni anche lontano dal fronte contribuirono del resto a far sì che sul loro destino,
spesso un destino di sofferenza, di umiliazione e persino di morte nelle sale celtiche dei
sifilocomi, calasse un silenzio prevedibile, e spesso letteralmente di tomba, aggravato
dalla facile condanna di comportamenti tanto “devianti” quanto necessitati (e, a conti
provvedimenti che circostanze di tempo e di luogo fossero per consigliare, si raccomanda che siano
rigorosamente osservate le norme seguenti: a) Vietare che le prostitute girovaghe s’insinuino fra
le truppe o si stabiliscano nei pressi degli alloggiamenti ed accampamenti. La loro presenza dovrà
essere immediatamente segnalata dai comandanti le truppe alle Autorità di P.S. locale o all’arma dei
RR. CC., le quali provvederanno al loro allontanamento. b) Sorveglianza assidua ed oculata da parte
dell’Autorità di P. S. e dei RR. CC., col concorso dei medici militari, su tutte le altre che esercitano
il meretricio; isolando immediatamente e ricoverando in luoghi di cura quelle riconosciute affette
da malattie celtiche ed allontanando dalla zona di guerra quelle che si rifiutassero. c) Frequenti e
rigorose visite sanitarie a tutti indistintamente i militari di truppa, le quali, oltre ad impedire il danno
derivante dall’occultare il male e quello collettivo di nasconderlo, condurranno il più delle volte a
rintracciare le sue propagatrici. d) Qualora la guerra dovesse prolungarsi, si potrà nei luoghi ove
siano forti concentramenti di truppa, e dove se ne riconosca l’opportunità, raccogliere, d’intesa con
l’Autorità politica e civile del luogo, le femmine che consentano a sottoporsi a speciale sorveglianza
e disciplina, in appositi locali posti sotto la vigilanza dell’Autorità sanitaria Militare ed accessibili
soltanto ai militari. Ciò anche a scongiurare, per quanto è possibile, che i militari si affidino alle
prostitute clandestine che pullulano un po’ da per tutto sotto le apparenze più diverse, e che costitu-
iscono il contrabbando più pericoloso e più sfuggente al controllo sanitario e dell’agente di polizia.”
Circolare del Comando Supremo del R. Esercito, Stato Maggiore, l’11 giugno 1915 n° 268, oggetto “Vigilanza
e disciplina del meretricio”. (Archivio Centrale dello Stato , Direzione Generale Sanità Pubblica, Atti
amministrativi, b.699, 1910-1920).
139 Sia detto per la cronaca: con questo titolo (appunto Un esercito di clienti. Prostitute e soldati nella prima
guerra mondiale) e impropriamente pubblicizzato come il primo lavoro di ricerca in Italia sul tema,
un libro del giornalista Antonio Parisi viene dato ormai da due anni in uscita presso un editore di
Reggio Emilia (Imprimatur).
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