Page 246 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      246


          oggi rivivono tutt’al più, in maniera mediata, in qualche verbale d’interrogatorio stilato
          da poliziotti e magistrati oppure nel ricordo appunto degli scrittori per i quali la frequen-
          tazione dei bordelli militari non costituiva sicuramente un motivo di scandalo. Da Ma-
          rinetti a Comisso, i più loquaci di tutti, da Attilio Frescura a Curzio Malaparte, da Tito
          A. Spagnol allo stesso Corrado Alvaro (questi magari per accenni quasi incidentali  )
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          essi ne fanno parola nei propri romanzi autobiografici anche se pochi poi si spingono
          sino ai limiti dell’orrore descrittivo come succede al Mario Muccini opportunamente
          chiamato in causa (con comprensibile sgomento) da Quinto Antonelli . Anche fra
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          gli storici del resto predominano da sempre, in materia, le reticenze e gli imbarazzi, le
          minimizzazioni e i silenzi non tutti, però, dettati da vera e propria volontà censoria. Il
          risultato, tuttavia, rimane sempre lo stesso e cioè che siamo di fronte, ancora oggi, ad
          un problema poco indagato e sul quale, per la grande guerra, solo pochi hanno scelto
          d’interrogarsi e di compiere indagine appropriate come fece, ormai quasi vent’anni fa,
          Antonio Sema studiando soldati e prostitute nello specifico della III Armata . Più di
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          quanto non accada nella diluviale memorialistica bellica, gli stessi diari e le altre scritture
          private e popolari redatte in tempo reale sul conflitto mentre esso si veniva svolgendo,
          tacciono, di norma, sull’argomento dando così conferma della sua ineffabilità e di un
          silenzio che travalica, sulla grande guerra, i limiti imposti dal perbenismo vigente lungo
          molti decenni sia prima che dopo la sua conclusione. Lo si evince, ancora a posteriori,
          dalla testimonianza tardiva di un ragazzo del ’99 arruolatosi volontario nel ‘16, il soldato
          Antonio De Maria, che, rara avis pure qui, narra, tra il pudico e l’imbarazzato ormai a
          grande distanza di tempo - e solo, afferma, per lasciare ai propri figli una testimonianza
          della propria vita di combattente della grande guerra - l’esperienza da lui stesso fatta
          in retrovia a Treviso in uno dei tanti postriboli della piccola città veneta.. Usando nella
          narrazione lo pseudonimo di Guido Vanni egli così racconta:
                “Eravamo in turno di riposo e, seduto sull’erba vicino al fossato dell’acqua, stavo
                spidocchiando i miei indumenti al tenue sapore del sole, quando mi si avvicinò


          132 Si veda l’episodio di Luca Fabio che arrivato in permesso in una località di retrovia s’imbatte in un
             sottotenente a cui domanda informazioni su dove si possa “trovare un buon letto” per la notte: “E
             difficile”, replicò l’altro, “La cosa più sicura sarebbe di andare a dormire al postribolo”. “Come?
             Dove?”. “E sì. Generalmente quelli che scendono dal fronte lo fanno. Chiedono di starci la notte
             pagando. Non ci stanno mica donne, al fronte, e fa sempre piacere di trovarne una...” (Alvaro,
             Vent’anni, ed. cit [1953], p. 169
          133 Cfr. Muccini M. , Ed ora andiamo! Il romanzo di uno scalcinato, Milano, Garzanti, 1939, pp. 82-83 in
             Antonelli, Storia intima, cit., p. 215.
          134 A. Sema, Soldati e prostitute. Il caso della Terza Armata, Novale, Rossato, 1999.







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