Page 245 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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noi; che i più tanti anno 9, 10 e 11 figli a casa e pure si permettono di andare nei
posti maligni, ritornano carichi ditutti i mali sta pur tranquilla che questo ame non
mi socederà mai, e mai perchè amo la mia famiglia...”
Agnese, insospettita e preoccupata, risponde il 26 settembre: “ne ho tanto piacere
di sentire queste notissie da donne che io a questo non ci pensavo neanche”. Gibelli
osserva come la questione delle prostitute da evitare ritorni con grande frequenza nel-
le corrispondenze tra i due coniugi sin quasi a costituirne un tema fisso. É Luigin, ad
esempio, a mandare alla moglie notizie sul rischio di malattie veneree:
“Per darti una idea come si comportano imiei cativi coleghi di compagnia, sono
stato costretto a comprarmi un rasoio per farmi la barba da perme; perche ovisto
e conosciuto che cenesono di versi che non amano lasua cara moglie; e isuoi Bam-
bini, e nemmeno non considerano la suasalute; e penso che tengo a casa una cara
moglie, che non si merita di farci di questi cativi afronti. Il Barbiere della compa-
gnia, padre di 5 figli; è andato alospitale per causa delle infame donne porche; che
si trovano ingenova”(10 aprile 1916).
A questa comunicazione Agnese risponde a tono (e a stretto giro di posta: 15 aprile
1916)
“mi fa molto piacere di sentire dalla tua letera che sei sano e salvo dalle donne
in fame che se poi le poi aschivarle sara meglio che possi ritornare acasa sano e
salvo con lonore che potrai apresentarti davanti achisia persona e ti prego di non
lasciarti intentare che sarebero la mia rovina di io e dei bambini.”
Al che Luigin ribadisce (18 aprile 1916):
Riguardo ame sta pur siqura che mitrovo abastanza bene; tanto piu godo felice la-
mia salute ede il mio onore, al riguardo delle putane di Genova; e di queste malatie
tiasiquro che non niprendo perchè cisto abastanza lontano...
Il rischio di contagi, d’altronde, non era certo minore vicino al fronte e nemmeno,
almeno giudicare dalle statistiche, tra coloro che frequentavano le “case” considerate
più “sicure” perchè visitate con regolarità dai medici e sorvegliate dalle autorità militari.
Tolti episodi del genere appena citato e stante la natura di altre documentazioni o la
provenienza delle testimonianze, pressochè tutte maschili, resta da registrare nondime-
no, in questo campo, l’assenza quasi totale della voce e del punto di vista delle donne che
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