Page 241 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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          non poteva non sopravvivere più di una traccia anche nel rifacimento michelangiole-
          sco “per forza di levare” del 1953 dove tra gli altri passi ne rimase uno, ambientato a
          Palmanova o a Villa Vicentina, in cui si legge:
                “Senza guardarli [sc. i soldati] passavano donne. Forse perchè da qualche tempo
                non vedevano le donne della città, ma queste parevano loro viziate e sfiori-
                te, corrotte da qualche malattia segreta. Indossavano abiti che pretendevano
                d’essere lussuosi, sebbene alcune conservassero un certo tono di popolane, ma
                imbellettate con occhi freddi e sicuri, come quelle comparse che fanno da con-
                tadinelle nei cori dei teatri, e sono villanelle da oleografia e da cartoline illustrate
                per militari. Anche queste donne gli pareva partecipassero a una vita faticosa, e
                avessero una corvé di caserma. Dovevano essere saltate fuori, come i soldati, dai
                campi, dai villaggi, dalle strade popolari delle città del regno, trascinate da quella
                ondata d’uomini, come gl’insetti che si lasciano trasportare dai fiumi. Anch’esse
                avevano una gioventù che si apriva allora, e s’impegnavano in un’avventura sen-
                za pensare a domani, convinte di partecipare a un fatto che bastava a riempire
                una vita. Tutte erano pulite e lucidate come ciottoli di fiume, simili fra loro, e
                l’umanità della guerra dietro a cui si erano cacciate per passione, per gioco, per
                calcolo, per guadagno anche se la guerra non si faceva più col saccheggio, le ave-
                va assottigliate e consunte, passandosele e ripassandosele, cacciandole da città
                a città, da stanza a stanza, e alla fine avevano gli stessi occhi, la stessa qualità di
                vesti, lo stesso sorriso tra lascivo e sprezzante, lo stesso oblìo di sè . E tuttavia
                erano comprese di aver comprato un paio di calze di seta, un vestitino all’ultima
                moda, come un grado e un comando. Erano un esercito dietro a un esercito,
                e quasi si distingueva la vénere del sergente, popolare e sgargiante, e la vènere
                dell’ufficiale.... 129



          XII. Soldati e prostitute

             Passando dalla memorialistica romanzata a una ricostruzione che si voglia ap-
          poggiare ai documenti d’archivio, non sfugge ad ogni modo, la pertinenza della
          citazione letteraria che rimanda alla situazione per così dire “di mercato” della co-
          siddetta “venere vagante e militare” quale si articolò, sin dall’inizio del conflitto ,
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             Reggio Calabria, Città del Sole, 2015.
          129  Alvaro C., Vent’anni, 2^ edizione cit. . (1953), p. 170.
          130  De Napoli F. , Guerra e problema sessuale, Bologna, Tipografia Gamberini & P., 1915.







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