Page 239 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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          furono essi a collegarne l’impatto, come fece soprattutto il secondo, con “l’im-
          mensa, smisurata azione sessuale della donna” . Nell’immaginario, ma soprattutto
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          nelle esperienze dei combattenti, ed anche in quelle di molte volontarie (madrine,
          infermiere, organizzatrici di comitati ecc.) adoperatesi per fornire loro assistenza, il
          problema dell’attrazione sessuale si pose però, assai più spesso, in termini concreti
          e talora addirittura pressanti. La complessità e il ritardo accumulato dalle ricerche
          azzardabili sui diversi aspetti collaterali di una tale questione (omoerotismo, onani-
          smo, sodomia, prostituzione, ecc.) impediscono o rendono tuttora difficile e com-
          plicato ricostruirne un profilo soddisfacente che dovrebbe come minimo integrare
          le riflessioni compiute sin qui sulla caleidoscopica presenza femminile nell’Italia del
          primo conflitto mondiale. Solo per quanto riguarda poche delle molte donne attive
          nel volontariato disponiamo, ad esempio, di alcuni accenni come quelli dedicati da
          Emma Schiavon a Elisa Mayer Rizzioli, una entusiasta scrittrice-infermiera, conqui-
          stata nel 1917 alla causa delle “Seminatrici di coraggio” sulla via di diventare, per
          impulso di Ines Tedeschi Norsa, “una delle prime aggregazioni del mussolinismo
          femminile”. Le sue “modalità d’azione” prevedevano, da un lato, “comportamenti
          nettamente divergenti dalle parole”.
                “Dal punto di vista del discorso pubblico, esplicito, i [suoi] temi ricorrenti erano
                [infatti], fino alla nausea, quelli tipici dell’etica del sacrificio. Le donne dovevano
                redimersi ed elevarsi attraverso l’abnegazione, le loro esigenze erano e dove-
                vano restare subordinate a quelle degli uomini, in particolare a quelle di tutti i
                soldati, verso i quali l’omaggio e le espressioni di ammirazione erano continue.


          Al tempo stesso, osserva la Schiavon, sotto questo “ombrello ideologico”
                “Mayer si ritagliava notevoli possibilità di movimento: per le superiori necessità
                della patria percorreva l’Italia in assoluta autonomia, e, sempre legittimata dalle
                superiori esigenze della nazione e degli uomini, promuoveva lo sviluppo delle
                professioni femminili, a partire naturalmente da quella dell’infermiera.”


             Da  un  altro  lato,  però,  a  una  simile  libertà  di  movimento  e  d’iniziative  che,
          in zona d’operazioni, doveva necessariamente restringersi anche perchè non era
          poi alla portata di tutte, corrispondevano attitudini delle quali si può parlare sol-
          tanto per indizi, ma che sembra fossero tipiche della Mayer, visto che “all’ombra.



          124 Gallo E., La guerra e la sua ragion sessuale, Torino, Fratelli Bocca Editori, 1912, p. 162.







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