Page 235 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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                voci, si chiudeva la bocca alla verità per il bene della Patria per l’avvenire dei fi-
                gli... La censura per alcuni fu danno, sofferenza atroce. Attraverso il loro dovere
                costoro appresero ed ebbero la prova di chi mancò al dovere di madre, di sposa.
                Casi rarissimi, per fortuna ma pur avvenuti e dolorosi. Tutto il resto si riduceva
                a banale conferma della vita scapigliata e peccaminosa che la maggioranza delle
                popolazioni praticava in attesa della fine d’ogni lotta e d’ogni sofferenza [...]...
                Quante porcherie, quanti drammi di anime e di corpi, quanta corruzione, quan-
                to disfattismo affiorava dagli scritti censurati. Nelle lettere tutto s’intuiva anche
                se non scritto perchè i periodi non erano schietti e chiari e spesso erano evidenti
                le parole scritte per il doppio senso. Si faticava a leggere quelle del popolo per
                l’indecifrabile cacografia, per il frasario senza punteggiatura e commisto a paro-
                le prettamente dialettali. Ma in quasi tutti gli scritti generale era l’accoramento
                per il malessere che tutti aveva invaso. C’erano mogli pudiche che si limitavano a
                raccontare del raccolto e della numerosa famiglia [...] altre [invece] con un senso
                di degenerato pervertimento inserivano tra il foglietto della lettera numerosi
                peli che esse affermavano loro appartenere e che dovevano ricordare al lontano
                congiunto qualcosa di desiderato o di precedentemente goduto. 109

          XI. Apoteosi dell’amore carnale: Marinetti e le donne futuriste



             Lentini sapeva di cosa stava parlando e d’altronde non aveva forse narrato egli
          stesso le gesta dei propri colleghi capaci di trascinare, a sua insaputa, in uno dei
          tanti bordelli di Udine, il proprio cappellano militare, vittima abituale di scherzi e
          di narrazioni d’improbabili imprese a sfondo erotico-sessuale  quando altri sol-
                                                                      110
          dati e soprattutto altri ufficiali si accontentavano appena di leggere, nei momenti
          di riposo, “Mimì Bluette fiore del mio giardino”? Con questo romanzo Guido da
          Verona scandalizzava e preoccupava, nel 1916, soprattutto il clero e i benpensanti
          di mezza Italia, primeggiando nelle vendite librarie (per la prima volta superiori, da
          noi, alle 100 mila copie) e proponendo un modello di narrativa erotico sentimentale
          a basso voltaggio. A parlar schietto di una sessualità “militare” o dei suoi limiti e
          dei suoi ambiti “in tempore belli” restavano in realtà, in pubblico e tra quelli più
          esperti di guerra, soltanto pochi autori e specialmente, ben più di D’Annunzio, pur
          altamente sospettabile, Filippo Tommaso Marinetti. Al di là del fatto che il padre

          109  Lentini V., Pezzo... fuoco ! Artiglieri, Bombardieri in guerra, Milano, Marangoni, 1934 , pp. 241-246.
          110  Ivi, p. 38.







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