Page 234 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      234


          loro altezza spirituale.”  Il problema, posto indebitamente e assai malamente così,
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          sussisteva però sul serio per tutt’altri versi.
             Un’ apposita rubrica - “Il buon umore del fante” – che sullo stesso “’Eco della
          Trincea” si rivolgeva, sin dal suo esordio, all’”amico combattente” garantendogli di
          essere fatto solo per lui e, anzi, “soprattutto” da lui, più che lenirne le pene amoro-
          se, finiva spesso per attizzarne le voglie e le gelosie mettendo in scena quella “gran
          bela macia” del soldato trincerista il quale dimentico di gas, bombe e bombarde, e
          pensando appunto alla morosa o alla consorte lontana, poteva innalzare tutt’al più
          canti pieni di auspici scontati e di altrettanto prevedibili scongiuri (“Cara mogliet-
          tina mia/Ogni buon tempo torna.../ Ma tu devi promettermi/ Che non mi fai le
          corna;/Io vincerò la guerra,/Poi tornerò da te/Perché s’agita in me/Quel certo
          non so che”). Scongiuri ed auspici, certo, di modeste pretese che però trovavano
          ragguardevoli riscontri in ciò che sarebbe potuto meglio trasparire da molte vere
          corrispondenze scambiate dai militari con le loro compagne. Dopo la guerra qual-
          cuno dei non pochi ufficiali adibiti a funzioni censorie “in prima battuta”, e cioè di
          previo controllo anche di tali privatissime lettere, avrebbe cercato di minimizzare
          disseminando i propri resoconti postumi di eloquenti (e moralistici) rilievi su donne
          e combattenti come fece senz’altro il tenente Vincenzo Lentini nello sforzo di ac-
          costare alla “deboscia” sessuale dei soldati i loro cedimenti sulla linea del fuoco o,
          peggio, vari esempi deprecati di protesta, di renitenza e di disfattismo.
                “Vi erano lettere – scriveva Lentini - di amiche inconsolabili e lontane, di fidan-
                zate innamorate e rimproveranti gli abbandoni, comunicanti a volta lo scongiu-
                rato pericolo della maternità. Una allegra romana soleva esternare il suo conten-
                to per simile constatazione proclamando al suo maresciallo a grossi caratteri: “la
                bandiera rossa sventola sul Campidoglio”. Numerosi s’annunciavano gli incesti
                e non di rado sotto forma d’ineluttabili disgrazie e di atroce rimpianto e rim-
                provero [...]. Non mancavano le letterine profumate e sentimentali, gli scritti
                sani e vigorosi...[e] le più sincere ed affascinanti erano le lettere delle madri. [...].
                Numerose anche le lettere che parlavano di moti [sc. di protesta], di disertori, di
                penuria di cibo e di altre cose come conseguenze inevitabili della guerra. Erano
                verità non permesse per il combattente, non tollerate per gli animi già pronti
                al sacrificio di se stessi ma non a quello dei suoi [sc. dei propri cari]. Con un
                pennello intinto di nero indelebile si cancellavano le righe riproducenti queste



          108 Bisi Albini S., Le colpevoli, ne “La Rivista Femminile”, gennaio 1918, n. 1, pp. 5-8.







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