Page 229 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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          in divisa . Difficile aggiungere qualcosa, su questo argomento, a quanto ne scrisse
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          quasi quarant’anni fa Mario Isnenghi in un capitolo (“La donna e la casa, la famiglia
          e il campo”) del suo libro appunto sui “Giornali di trincea” che conteneva un’in-
          terpretazione, valida in via generale o con pochissimi aggiustamenti ancora oggi,
          delle forme prevalenti di rappresentazione, “per i soldati” ma anche “fra i soldati”,
          di quella “donna domestica” (ovvero madre, moglie e sorella) che rinviando “alla
          famiglia e alla casa, molto più che al sesso” era stata incaricata di rendere meglio
          accessibile ai soldati semplici, ma anche a molti sottufficiali “il macrocosmo altri-
          menti sfuggevole della Patria” . Vero è che, “non tanto in estensione, quanto in
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          98  Sotto il profilo degli usi gergali e del pesante lessico da caserma si veda il capitolo dedicato a “L’ita-
             liano popolare al fronte: la satira del semicolto in trincea” da Mirko Volpi nel suo libro “Sua Maestà
             è una pornografia”. Italiano popolare, giornalismo e lingua della politica tra la Grande Guerra e il referendum del
             1946, Padova, Libreriauniversitaria.it Edizioni, 2014, pp. 55-100 che si basa su nuove fonti epistolari
             (alcune, come le lettere di protesta a Vittorio Emanuele III, pp. 21-54, rivisitate sulla scia di un vec-
             chio saggio di R. Monteleone, Lettere al Re, Roma, Editori Riuniti, 1973) e soprattutto sulla stampa
             di trincea dove sarebbe da considerare, però, lo scarto espressivo rispetto a quanto di infinitamente
             più crudo o di sboccato poteva ricorrere sia nelle conversazioni tra i soldati di truppa e sia, se non
             di più, in quelle degli ufficiali dotati di maggiore cultura. Sempre e soltanto a titolo esemplificativo,
             ma anche scontando l’evidente trivialità giovanilistica delle vanterie sessuali degli scriventi, si vedano
             in proposito alcuni passi tratti dal carteggio di due tenentini come il futuro imprenditore e cultore
             di studi storici a Pontremoli Gian Carlo Dosi Delfini (1896-1979) e il suo coetaneo e compagno di
             scuola al Liceo Parini di Milano Enrico Gadda, il fratello dello scrittore, deceduto in un incidente di
             volo a San Pietro in Gu nell’aprile del 1918 (sulla sua breve vita cfr. E.Azzini, Il Tenente pilota Enrico
             Gadda. Breve vita del Gadda bello, spensierato e aviatore, Roma, IBN 2014). Nelle lettere di Enrico ritrova-
             te dalla figlia di Dosi, Gabriella, e messe a disposizione di un redattore del sito “Vita International”,
             si apprende come, dopo un tratto di guerra compiuto assieme, i due ventenni, separati dalla deci-
             sione di Enrico di farsi aviatore , fossero rimasti in contatto tra loro, nel 1916 e nel 1917, attraverso
             frequenti confidenze epistolari caratterizzate, in Gadda, da un linguaggio più che disinvolto e non
             tanto disssimile da quello usato all’epoca da Marinetti e da chissà quanti altri giovani ufficiali. Nei
             propri resoconti all’amico, egli, da poco decorato al valore, racconta nel ‘16: “il bollettino di ieri mi
             conferisce la medaglia. Mi prenderò subito una robusta camera ove scopare quattro ragazze che mi
             porcellonano intorno a tutt’andare” e poco dopo “Sono in un labirinto di donne e ci vorrebbero i
             fratelli che mi alleviassero della troppa figa” oppure, qualche mese più tardi, poco prima di partire
             per un corso di addestramento in Puglia: “Dall’1 al 4 sera [febbraio 1917] me la son goduta a Milano
             in maniera pazza; ti basti dire che andati a letto alle 7 di sera dopo un pranzo in due, in camera, ci
             alzammo alle 17 del giorno dopo [...] . Quaggiù [a Foggia] mi trovo assai male come città e abitanti
             [...] in questo campo non mi sono ancora sverginato, cosa che spero di fare poi domani. Di donne
             non ce n’è l’ombra, non essendovi altri casini che da 1 franco per truppa e dove non fanno i vecchi
             pompini.”. (Le confidenze intime del “misterioso” Enrico, in “Vita International” in http://www.vita.it/
             it/article/2011/11/04/le-confidenze-intime-del-misterioso-enrico /115857/).
          99  Isnenghi M., Giornali di trincea 1915-1918, Torino Einaudi, 1977, p. 107 (l’intero capitolo a pp. 107-
             143).







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