Page 232 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      232


          sicuro del fatto che esso non si annoierà anche se ne compiange, ovviamente, la
          sorte; dovrà assistere, infatti,
                “a feste d’ogni genere, vedrà raccogliersi attorno a lui l’obolo di tanti e poi tanti
                che preferiscono farsi eroi col binocolo, sentirà conferenze sconclusionate di
                uomini celeberrimi, che conservano la pancia per i fichi [...] tra le cose un po’
                allegre che il bel masso vede fiorire intorno, ecco la guardia d’onore, composta
                di signore visitatrici stanche di rompere la pace ai soldati feriti, negli ospedali e
                le seminatrici di coraggio, persuase che il vero coraggio va seminato ove non ce
                n’è e non tra i soldati ove esso nasce spontaneo e senza bisogno di semente.
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             Carnalmente parlando, in realtà, le donne oggetto d’interessamento e di desi-
          derio per i soldati si riducono sì di numero, ma appaiono quasi sempre figlie, non
          di rado ingenue o comunque poco istruite, del popolo come quelle evocate a caldo
          ne “L’elmo di Scipio” dall’irruento e blasfemo Arturo Rossato  o, più tardi, dallo
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          stesso Corrado Alvaro nella prima edizione di “Vent’anni”, mentre per gli aspiranti
          e gli ufficiali acculturati devono essere ricercate tutt’al più, senza clamori, tra le
          solerti crocerossine o tra le “cameriste” votate agli amori ancillari di gozzaniana
          memoria. Nella stampa di trincea si rinvengono però, fra le righe di tanti com-
          ponimenti sgangherati, anche le spie subliminali di una relazione o meglio di una
          contrapposizione col mondo femminile aristocratico borghese un poco più com-
          plessa. Oltre ad alimentare, pure qui, forti dubbi sulla reale efficacia dell’impegno
          praticato e messo in mostra dall’associazionismo assistenziale del fronte interno,
          soprattutto tale contrapposizione si nutre allora di doppi sensi mediamente mali-
          ziosi per reagire, in sostanza, alla più casta offerta femminile, con punte irriverenti
          di sarcasmo come succede nella metafora sull’asparago officinale che chiosa l’arrivo
          in zona d’operazioni di alcune notizie intorno alle “Seminatrici di coraggio”. Sotto
          mentite spoglie d’un “fante sentimentale” dal nome – Prosdocimo Cazzotti – ch’è
          tutto un programma, il capitano Giulio Cesare Zenari, futuro letterato di provincia
          e giornalista meglio noto a Verona durante il fascismo con l’altro suo pseudonimo



          103  Il masso del Grappa, in “L’ Eco della Trincea”, 14 agosto 1918, n. 16.
          104 In alcuni brani di questo romanzo sgrammaticato e ridondante di espressioni scurrili e blasfeme,
             ma ricco anche di sfumature e di variazioni sul tema erotico del tutto inattese (cfr. A. Rossato, L’el-
             mo di Scipio, Milano Modernissima, 1919, pp. 126-129), figurano persino alcune ragazzine dell’altro
             “grande esercito”, quello costituito dalle prostitute proletarie occasionali della “Venere vagante” su
             cui cfr. più avanti pp. 235-246.







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