Page 228 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      228


          a ridimensionare l’assiduo adoperarsi di tanti borghesi, e quindi soprattutto delle
          donne, a beneficio dei combattenti.
             Nelle sue chiose divertite alle tavole di Giuseppe Novello egli non esitò, nel
          1929, a farle oggetto di facile satira avanzando bonari dubbi e maliziosi interrogativi

                “Che idea si facessero dei soldati e dei loro bisogni – scrisse (e non fu il solo) – i bravi
                comitati civili di assistenza è ancor oggi un mistero; che misura assegnassero ai petti
                dei baldi difensori della patria è ancor più grande mistero, se abbiamo visto arrivare
                dei farsetti a maglia che sarebbero stati strettini per neonati e quelli che potevano
                servire a tutta una pattuglia che avanzasse in ordine sparso. E infine che concezione
                avessero dei nostri bisogni intellettuali è addirittura il più arduo di tutti i misteri, se è
                vero che al tenente zappatore del battaglione Cuneo, ragioniere di sua professione,
                arrivò la grammatica greca e le cento maniere di cucinare le uova [...] Care dolci
                donne dei comitati civici d’assistenza, care dolci madrine di guerra che ci mandavate
                delle così inutili cose, delle così vane composizioni sull’eroismo e sulla fede, vi dirò
                che io avevo un amico che riceveve due volte alla settimana una lettera di sedici o
                venti pagine da una fanciulla; ed egli la passava a me (la lettera, non la fanciulla),
                dicendomi: - Leggila, e fammene un sunto.” 96

             A parte le recriminazioni postume, fatte fin che si vuole per burla, ma in realtà
          ancora e sempre per rivendicare, come già ne “Le scarpe al sole”, l’unicità dell’espe-
          rienza bellica compiuta sulla linea del fuoco contro le appropriazioni indebite degli
          “eroi di retrovia” e dei memorialisti spurii del conflitto , si potrebbero prendere in
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          considerazione le reazioni a caldo che nell’ultima fase della guerra, in particolare,
          ebbero modo di manifestarsi sulle pagine di alcuni fogli e foglietti di trincea per
          mano di redattori in grado di alternare la penna al fucile con un ricorso pressochè
          scontato ai giochi di parole a sfondo sessuale, ma con un uso, tutto sommato conte-
          nuto, se non proprio castigato, del lessico “da caserma” chiamato a veicolare, nella
          maggior parte dei casi, le effettive vedute sulla donna di buona parte dei maschi




          96  La guerra è bella ma è scomoda. 46 Tavole di Giuseppe Novello. Commento di Paolo Monelli, Introduzione di
             Gian Antonio Stella, Bologna, il Mulino, 2015, [Ristampa anastatica della sesta edizione (Roma, Aldo
             Garzanti Editore, 1951), 1^ ed. Milano, Treves 1929], pp. 46-48.
          97  Per “quasi tutti gli scrittori-combattenti, non solo italiani, le retrovie [...] sono il rifugio degli imbo-
             scati in divisa” mentre le città del fronte interno costituiscono per eccellenza i luoghi “ dell’ignoran-
             za e dell’insensibilità nei confronti dei trinceristi, la vera patria ideale dell’irriducibilmente diverso”
             (Mondini, La guerra italiana, cit., p. 205).







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