Page 224 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      224


          za Garibaldi, Bice Sacchi, Anna Maria Mozzoni, Laura Casartelli Cabrini, Elvira Cimi-
          no, Alessandrina Ravizza, Teresa Labriola, Maria Rygier, ecc., fra le laiche mazziniane,
          le ex socialiste o le ex pacifiste) un valore d’immagine che eguagliava e spesso avrebbe
          sopravanzato con l’andar del tempo quello delle associazioni assistenziali di cui esse
          s’erano fatte in concreto promotrici. Si pensi, per ciò, anche solo a figure di grande
          notorietà, prima e dopo la guerra, come quelle di Margherita Sarfatti o, un po’ più
          defilata nel ricordo postumo, della livornese Anna Franchi . Senza necessariamente
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          assurgere a simbolo, in parallelo con la moglie di Battisti Ernestina Bittanti , di madri
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          di “martiri” e di “eroi” quali Anna Sauro Depangher o, più tardi, Maria Bergamas,
          entrambe persero un figlio al fronte, ma il loro impegno a supporto del conflitto ne
          uscì come rafforzato  e nel caso della Franchi - al cui secondogenito Gino, medaglia
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          d’argento perito sul San Gabriele si rifà un libro sintomatico della madre (qui “mater
          dolorosa”) che suscitò in chi lo lesse all’epoca una forte commozione   – propiziò
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          quanto meno la nascita di una indicativa “Lega d’assistenza tra le madri dei caduti”
          promossa per portare soccorso alle famiglie più bisognose dei soldati uccisi in batta-
          glia oppure morti per cause belliche in conseguenza di ferite e di malattie contratte al
          fronte (e già in presenza, fra l’altro, d’una rivista mensile pro orfani di guerra come
          “La madre italiana” lanciata nel ‘16 da Stefania Turr e in concomitanza, nel ‘17, con
          la fondazione, da parte di Elvira Cimino, di una “Associazione nazionale madri [dei]
          combattenti”). Analogamente per ciò che concerne il magistero scolastico meritereb-
          bero un minimo d’attenzione altri abbinamenti che finivano per concentrare in una
          stessa persona compiti istituzionalmente educativi e diverse articolazioni di una mis-
          sione convintamente abbracciata fuori dalle mura scolastiche . Soprattutto la maestra
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          87  Di cui cfr. l’autobiografia A. Franchi, La mia vita, Milano, Garzanti, 1946.
          88  Cfr. S. Soldani, Lunga come la vita. La Grande Guerra di Ernesta Bittanti, vedova Battisti, in Isnenghi, Gli
             italiani in guerra, cit., vol. e t. cit, pp. 485-492 e la relazione della stessa autrice La guerra di Ernestina Bit-
             tanti moglie e vedova del “martire” Battisti agli atti, in corso di stampa, del Convegno di Studi su “Donne
             e prima guerra mondiale in area veneta” (Venezia , Auditoriunm di S. Margherita,26 febbraio 2015).
          89  Il passaggio della Sarfatti a “icona” di madre d’eroe avvenne tuttavia soprattutto dopo la fine della
             guerra in concomitanza con l’ascesa al potere del fascismo (cfr. S. Urso, Le icone della madre e del figlio:
             Margherita e Roberto Sarfatti, in Isnenghi, Gli italiani in guerra, cit., vol. e t. cit., pp. 479-484).
          90  A. Franchi, Il figlio alla guerra, Milano, Treves 1917.
          91  Molti spunti di riflessione su questo tema attraverso i ritratti di educatrici e maestre in tempo di
             guerra (Maria Pezzè Pascolato, Antonietta Giacomelli, Rita Majerotti, Arpalice Cuman Pertile) sono
             stati offerti da Nadia Filippini, Saveria Chemotti, Maria Teresa Sega e Sonia Residori in un convegno
             organizzato dalla Società italiana delle storiche su “Donne e scuola nella grande guerra – Profili
             biografici e percorsi didattici” (Padova, Palazzo Moroni, 3 novembre 2014).







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