Page 225 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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          elementare poteva essere attiva in favore della guerra sia nelle aule di scuola come
          insegnante e sia nei patronati e nei comitati come dirigente o collaboratrice, ma anche
          infine nel sostegno epistolare di conforto ai soldati come madrina di guerra, ben at-
          tenta anch’essa, qui, a non lasciarsi trascinare, il che poteva capitarle invece più spesso,
          come s’è visto, dialogando in privato con altri interlocutori a cui fosse concretamente
          già legata (amici, congiunti, fidanzati o mariti), su di un rischioso terreno affettivo, di
          norma infatti delimitato, tenuto a bada e, per così dire, a più che prudente distanza.
          Non solo e non tanto le ricerche sulla Unione generale degli insegnanti italiani oppu-
          re sulla cattolico liberale Nicolò Tommaseo e sulla conservatrice Unione magistrale
          nazionale, quanto dunque i ritratti di singole donne, nelle loro vesti appunto, in prima
          battuta, di maestre e di dirigenti scolastiche, ci somministrano interessanti esempi al
          riguardo anche se occorre aver sempre presente il fatto che già a livello di documen-
          tazioni e di fonti le loro parabole rischiano di risultare sovradimensionate rispetto a
          quelle di altre loro colleghe, fossero pure, queste, un’infima minoranza, di cui sappia-
          mo quasi solo che vennero discriminate perchè rimaste fedeli alle loro antiche vedute
          pacifiste. Di donne come Emilia Mariani o Regina Terruzzi, che rappresentano, per
          così dire, il prototipo delle maestre patriottiche, senz’altro di gran lunga più numero-
          se nel paese, possiamo bene immaginare, in quanto guadagnate in partenza alla causa
          della guerra, gli sforzi da esse compiuti in ambito scolastico per far apprendere ai
          propri allievi, bambini o adolescenti, l’”eroismo” dei combattenti, le aspettative irre-
          dentiste per Trento e Trieste e, in definitiva, le ragioni ufficiali del conflitto rendendo-
          ne nel contempo “familiari”, e meno difficili da sopportare, gli aspetti più drammatici
          e luttuosi. A facilitare del resto la riuscita di questo compito concorrevano anche i
          programmi ministeriali d’italiano e di storia col peso attribuito alle lezioni sul Risorgi-
          mento e sulle guerre d’indipendenza, un vero mito fondativo della nazione ora impe-
          gnata dall’Adamello al mare, sulle manifestazioni popolari di simpatia nei confronti
          dell’esercito (e del Re) o sul ritorno in Italia degli emigranti allo scopo di prender
          parte alla guerra, in un contesto avvalorato dalle letture di giornali per ragazzi e di
          altre pubblicazioni per l’infanzia di stretta osservanza patriottica . Tanto dal lato pub-
                                                                     92
          blico quanto da quello privato, rispetto alle situazioni in cui vennero a trovarsi invece
          le insegnanti messe all’angolo dalle idee pacifiste che avevano continuato a professare
          anche dopo il maggio del 1915, sappiamo a malapena che furono via via emarginate
          professionalmente e sottoposte ad asfissianti controlli di polizia, se non anche arre-

          92  M. Campagnaro, Sulle “soglie” della Grande guerra. Visioni e rappresentazioni nella letteratura per l’infanzia,
             in Ead. (a cura di) , La Grande guerra raccontata ai ragazzi, Donzelli, Roma, 2015.







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