Page 221 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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          di questo “libro in costume” come ebbe a definirlo il suo autore che dietro a quel
          nome celava se stesso. Luca, dopo una breve permanenza a Firenze dove subisce il
          fascino di Eva Ammeri, una donna avventurosa e più grande di lui reduce dall’Ame-
          rica, appena ultimato l’addestramento, raggiunge in prima linea il reparto a cui è stato
          assegnato sul fronte del Carso e qui, passati appena pochi mesi, viene ferito, nella
          terza battaglia dell’Isonzo, durante un assalto al monte Sei Busi. Così nel romanzo
          e, per l’epilogo che valse ad Alvaro una medaglia al valore, così anche nella realtà da
          cui deriva, in Alvaro “un “approccio all’erotismo che non è mai sereno” , ma sempre
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          ricco di suggestioni e dove la figura letteraria di Eva Ammeri può riprendere i sem-
          bianti di colei che di fatto era stata la prima madrina dello scrittore e con la quale egli
          aveva intrattenuto sino al ferimento un sintomatico carteggio. Non a caso esso giunse
          a una svolta il 13 novembre del 1915 quando una sobria comunicazione diretta “Alla
          Signorina Ottavia Puccini, a Firenze” recitava:
                “Sono ferito, non gravemente ad ambo le braccia e come vede mi [servo] della
                cortesia di un collega per notificarglielo. Mi trovo all’ospedale della Croce Rossa
                H 42 a S. Giorgio di Nogaro, ma spero presto di poter venire in un ospedale
                territoriale di codesta Città. Affettuosamente Corrado Alvaro.”


             Prima di sostituirla, molti mesi più tardi, con Laura Babini, la giovane bolognese
          che da infermiera lo avrebbe accudito e seguito nel passaggio forzoso ai servizi se-
          dentari - prima di diventare, nel 1918, sua moglie - Alvaro aveva scritto a questa gen-
          tildonna fiorentina, e visibilmente ricevuto da lei, varie lettere, recuperate di recente
          da Vito Teti , che registrano il progressivo disincanto di Alvaro di fronte alla guerra:
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          la stessa guerra, cioè, che in precedenza, da interventista con qualche scivolamento
          nel dannunzianesimo, egli aveva sostenuto con forza e appoggiato con adolescenziale
          entusiasmo. Pur senza rinnegare il proprio originario patriottismo da giovane stu-
          dente di provincia, Alvaro adesso, “salvando” solamente le donne, manifesta invece
          ribrezzo e sdegno per il comportamento di quanti, da lui definiti “vigliacchi” (ossia
          “giornalisti, nazionalisti, letterati, e commercianti”) non sembrano comprendere cosa
          significhi vivere e mettere a repentaglio la vita in trincea. A questo preciso proposito,
          un mese prima di essere ferito, aveva scritto in questi termini alla Puccini:


          84  Ghioni G. M. , “Non c’era che la guerra”: l’esperienza bellica nella scrittura di Corrado Alvaro, in Piredda, The
             Great War, cit., pp. 41-49.
          85  Teti V., Stracci di Alvaro. La scoperta letteraria. Le carte giovanili dello scrittore di San Luca custodite dal Fondo
             Lico e ora riportate alla luce, Inserto ne”Il Quotidiano della Calabria” 26 gennaio 2013.







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