Page 217 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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             Concetti, questi, tutti ancora ribaditi in altre lettere come quella in cui Corrado
          motiva la propria gratitudine al netto di benemerenze patriottiche che paiono ormai
          lontane e sempre più sfumate:
                “Nelly mia – scrive il giovane ufficiale - ieri, dopo la giornaliera ansia dell’at-
                tesa, cui poi subentra la gioia indicibile che qui comprende ognuno al ricevere
                dei preziosi scritti della famiglia, degli amici cari, mi pervenne la gentile lettera
                tua. Grazie delle buone parole, grazie dei squisiti pensieri, che il mio cervello,
                che il mio cuore ànno assorbito come viatico! E scrivi, scrivi sempre; fa tanto
                bene, per chi è quassù, intrattenersi spiritualmente almeno, con le persone care
                lontane”.


             É abbastanza probabile, ad ogni modo, che valga anche in questa fattispecie
          quanto fu notato dalla Molinari a proposito del tipo di rapporto epistolare inter-
          corso fra le madrine e gli scriventi in divisa che sarebbe stato infatti, a suo avviso,
          “burocratico e frettoloso” con i soldati, ma “attento e partecipe” con gli ufficiali
          nel rispetto di convenzioni verbali da tutti condivise sulle definizioni da dare in
          prima istanza della guerra o sulle immagini belliche a cui fare prevalentemente
          ricorso.  E  del  resto,  non  meno  dei  loro  superiori,  sembrano  essere  talvolta  gli
          stessi soldati semplici quelli che, per guadagnarsi la stima delle rispettive madrine,
          non esitano a fare sfoggio di feroci benemerenze e di sbandierati meriti militari in
          veste combattentistica non disdegnando di stendere resoconti addirittura brutali
          del proprio operato. Anche nelle lettere alle donne di casa, sorelle e madri, com-
          paiono, a dir la verità, in modo intermittente (e all’inverso di ciò che succede in
          quelle intercettate dalla censura e mai fatte proseguire perchè di tono esattamente
          opposto) non solo accenni generici o semplici riferimenti alle fasi di guerra, ben-
          sì descrizioni sommarie ma piuttosto compiaciute di scontri all’arma bianca e di
          battaglie, di assalti e di agguati con i loro bilanci di sangue e di morte  più o meno
                                                                            74
          74  Cfr. Antonelli, Storia intima della grande guerra, cit., pp. 175-178. Soltanto a puro titolo d’esempio ag-
             giungo a quelli antologizzati da Antonelli uno dei tanti brani esplicativi di quanto detto nel testo che
             tolgo dall’epistolario di un soldato italo brasiliano a cui mi sono ultimamente molto interessato (cfr.
             Mia cara mamma. Lettere dal fronte di Anerico Orlando, a cura di M. Silva Rossi, Comune di Guardiagrele
             (Chieti), 2007): “ Zona di guerra, 12 luglio 1916 Carissima e amata mamma, Scrivo queste poche
             righe per farti sapere che godo magnifica e buona salute, allegro e contento, così spero sentire di
             te e dei miei fratelli. Dunque cara mamma il tempo passa, pochi giorni mancano a un anno che sto
             lontano di te, ringrazio la “Nossa Senhora da Penha” che mi fa la grazia di io stare bene di salute e
             di darmi la forza di affrontare qualunque pericolo per la bell’Italia, che oggi con i suoi valorosi figli
             lottano qui al campo di battaglia per la libertà dei suoi fratelli al gioco barbaro dagli stranieri. Noi







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