Page 213 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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                “[.....] A tè Mio tesoro, sento che mi dici che tutti i giorni arriva lettere di madri
                di spose di figli e anche di fidanzate A sì! Caro mio Antonio tutti ano premura
                per i suoi cari anchio come fidanzata fedele sempre li ricordo tutti di risponde-
                re....Ti spedisco i miei e mi dico la tua Luigia che di continuo non dimentico di
                pregare perchè onde Dio ti abbia a benedire ed aiutare nei tuoi grandi bisogni
                e che possa giungere presto il giorno della sospirata pace che io di continuo sto
                aspettando con molta ansietà  66


             In altri casi ci si trova invece di fronte a dialoghi di estrema complessità pur nella
          trama elementare degli argomenti trattati (tra cui le minute contabilità familiari, le
          notizie sul carovita, sul lavoro domestico e sul lavoro dei campi, sui problemi di ordi-
          naria sopravvivenza ecc.) come avviene nel carteggio fra due giovani coniugi della Val
          Posina, Pietro ed Elisa Caprin, rispettivamente del 1889 e del 1893, che sposati dal
          1913 e genitori già di due figli vengono separati dagli eventi bellici. Lei dal maggio del
          1916 profuga a Caldogno in provincia di Vicenza e lui dall’agosto dello stesso anno,
          dopo un periodo di due mesi trascorso fra Rimini e Forlì, in linea sul fronte dell’Ison-
          zo, danno vita così ad uno scambio di lettere (quasi 500 in totale) dov’è inusualmente
          più elevato il numero delle missive inviate dalla donna (270 contro 198 del marito).
          L’origine contadina dei due “montanari” della Val Posina e il livello precario della
          loro alfabetizzazione non condizionano più di tanto la resa espressiva dello scambio
          epistolare in cui sarà Elisa ad assumere posizioni duramente contrarie alla guerra sulla
          falsariga di opinioni popolari femminili abbastanza diffuse, come s’è detto, in diverse
          zone rurali del paese .
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          66  Adorata Luigia Mio diletto Antonio. Storia d’amore e di guerra (1910-1919) a cura di L.Beltrame Menini,
             Padova, Panda Edizioni , 2001, p. 149.
          67  Ma anche, per la verità, nei centri urbani come quelle, peraltro sprovviste di motivazioni politiche,
             studiate da Bruna Bianchi che in un suo lavoro su Venezia nella grande guerra (in Aa. Vv., Storia di
             Venezia. L’Ottocento e il Novecento, a cura di M. Isnenghi e S. Woolf, Roma, Istituto dell’Enciclopedia
             Italiana, vol. I, p. 373) , ancora per fare appena un esempio, si avvale di un’ampia documentazione
             processuale e riferisce di lettere intercettate dalla censura o di deposizioni e d’interrogatori di donne
             incappate “in misura assai più elevata rispetto al passato nelle maglie della giustizia: per avere impre-
             cato contro la guerra, insultato le guardie, per aver trasgredito alle disposizioni annonarie o perchè
             sorprese a mendicare.” Tra i capi d’accusa a carico della moglie d’un muratore al fronte spunta una
             missiva del 1916 in cui la donna scrive: “Mio caro marito [...] devi sapere che costretta dal bisogno
             , non avendo altro da impegnare , o dovuto vendere parte della Mobiglia per non languire di fame
             me e i miei figli, così ora sono costretta a dormire a terra, ma speriamo che questa benedetta guerra
             possa avere un termine, al più presto possibile così potrà aprirsi i lavori di nuovo [...] Ora sappi che
             tutti i miei figli sono disoccupati, e col denaro che mi passa il Governo non posso tirar avanti.”







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