Page 214 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE 214
Scrive Elisa il 17 gennaio 1918:
“Marito mio carissimo.... sto sempre pensando a voi in mezzo a tutti i pati-
menti che dovete passare per caggione di questi villi e senza cuore che non
si stancano mai che essi desiderano che vada ancora lunga [la guerra] perchè
si mette via i biglietti da mille e non fa conto di quante anime innocente
private del suo migliore sostegno e ridotte senza il padre suo e orfane.” 68
Per un confronto a volte anche serrato, ma non raro nelle stesse campagne
venete e friulane, di condizioni e di punti di vista maschili e femminili sempre più
esacerbati dal prolungarsi del conflitto vale la pena di osservare come, accanto
ai tradizionali dissidi della nuora con suoceri ed altri parenti maschi del marito,
s’insinuino di frequente, nella conversazione, la gelosia ossessiva dell’uomo e il
sospetto da parte sua di possibili tradimenti coniugali che portano quindi all’esa-
sperazione la moglie. Essa, per quanto affettuosa e innamorata, non si trattiene
dal qualificare come insensate e infondate tante tante insinuazioni sul suo conto
di cui, dice, “sono anche stuffa a sentirne per niente” (2 settembre 1916) dal mo-
mento che, rincara (17 dicembre 1916), “ la coscienza la ho libera e per questa ra-
gione sono lieta e tranquilla e se voi usate di trattarmi come per il tempo passato
allora dico che è proprio il vizio che avete che volete così ma spero che col mio
trattare meriterei più rispetto”.
VII. Madrine di guerra
Di tenore inevitabilmente diverso e di natura solo in parte simile a questa riven-
dicazione d’autonomia sono le corrispondenze con i militari delle madrine di guerra
(e delle stesse infermiere della Croce Rossa per le quali dopo lo studio di Augusta
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Molinari su Bianca Giglio, che rimane ancora nel suo genere fondamentale, disponia-
Un’altra giovane del sesitiere di Cannaregio inquisita per avere gridato nel luglio del ‘17 “Questo
schifoso governo ci fa morire di fame” così si giustificava invece: “ Avendo mio marito al fronte e
mia madre gravemente inferma all’ospedale, oggi lasciai i miei bimbi soli in casa e mi recai all’ufficio
informazioni a S. Maria Formosa ove non potei avere nessuna informazione. Perciò mi sfogavo da
me dicendo in malora la guerra.”.
68 1915/1918 Un epistolario di guerra, Un uomo, una donna, a cura di G. Havis Marchetto, Vicenza Meri-
diano Zero, 2009, p. 112 (le successive citazioni nel testo da p. 29).
69 Anche nel caso delle crocerossine prevale sempre la voce, come mittenti, dei militari sin da uno dei
primi e più noti esperimenti di antologizzazione forniti da Pierina Levi con l’aiuto di Ada Negri: Let-
tere di soldati alle loro inferrmiere. Con prefazione di Ada Negri. Raccolte da una infermiera samaritana, Roma
Tip. Casa Editrice Italiana, 1918 .
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