Page 215 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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mo oggi solo di qualche fonte in più, dovendo continuare a rimpiangere, anche qui, la
scarsità, a confronto di quelle dei soldati conservatesi invece in quantità infinitamente
superiore, delle lettere inviate appunto dalle donne. Il loro contenuto di solito lo pos-
siamo soltanto ipotizzare o appena immaginare non solo quando dovesse concernere
qualcuna di esse per cui non disponiamo di una documentazione adeguata, ma della
quale, per altre vie, sappiamo invece, come di Maria Teresa Guerrato, la “madrina
della Brigata Sassari” a Bassano, che furono così ascoltate e così importanti nel loro
ruolo d’interlocutrici dei soldati da guadagnarsi la stima e l’affetto, al di là di quello di
Emilio Lussu o di Alfredo Graziani, d’interi reparti sul tipo del battaglione del 151°
Reggimento sardo soprannominato il “battaglionissimo” . Benché ciò possa dispia-
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cere in sommo grado soprattutto ai cultori dell’epistolografia privata, il particolare
si spiega facilmente per la obiettiva dispersione e la difficile reperibilità dei messaggi
in partenza dal fronte interno anche se poi quelli in arrivo nelle retrovie e nel paese,
vergati dai militari spesso “per rompere l’isolamento della vita di trincea” e con l’in-
tenzione, però, d’infrangere anche “il rigido meccanismo epistolare imposto da una
burocratica attività di maternage” lasciano almeno intuire alcune delle più probabili
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70 Maria Teresa Guerrato in Nardini, riferiscono P. Pozzato e R. Dal Molin ( E Bassano andò alla guerra...
1914-1918, Bassano, Atiliofraccaroeditore, 2010) era stata una delle prime animatrici del Comitato
di Assistenza Civile bassanese e conservò sino al secondo dopoguerra ottimi rapporti con Emilio
Lussu e con Alfredo Graziani il quale, parlando di lei, aveva annotato: “Da qualche tempo la 12ª ha
fatto un incomparabile acquisto: una madrina. Il merito è tutto mio, perché sono stato io a trovarla.
In un primo tempo, era soltanto madrina del tenente Scopa; è diventata poi madrina della 12ª; è sta-
ta, infine, promossa a pieni voti, madrina del “battaglionissimo”. Se continuiamo di questo passo la
vedremo madrina del reggimento, e più tardi madrina di tutta la Brigata. Per il momento siamo solo
noi ad usufruire dell’infinita bontà di quest’angelo. Si può dire che non passa giorno senza che arrivi
in compagnia un segno qualsiasi dell’affetto di questa donna italianissima.” (A.Graziani, Fanterie sarde
all’ombre del tricolore, Sassari 1987, p. 210).
71 Molinari, La buona signora e i poveri soldati, cit., p. 37 Tra i promotori dell’iniziativa del madrinato vi
furono, al suo debutto nel 1916, vari giornali quotidiani e non solo alcune associazioni e riviste fem-
minili come “La Donna”, che fornirono tutte, nondimeno, indicazioni di pratica utilità allestendo
le prime liste di quanti al fronte avevano dato il proprio assenso alla proposta di ricevere corri-
spondenze dall’interno del paese. Anche la Lega nazionale delle “Seminatrici di coraggio” si spese
molto durante il 1917 perchè socie e simpatizzanti procurassero “nomi di soldati” con cui mettersi
in contatto e “che più [fossero] privi di assistenza” onde poter intervenire “a loro conforto”. In un
opuscolo del 1918 intitolato Alcune parole sulla Lega Nazionale delle Seminatrici di coraggio e contenute in
14 pagine l’elenco completo delle sottoscrittrici (alcune migliaia di donne concentrate soprattutto
nei maggiori centri urbani del paese), Sofia Bisi Albini passava in rassegna le attività svolte dalla Lega
sottolineando non solo la massa di corrispondenze e con autorità civili e militari (da Ubaldo Co-
mandini agli ufficiali d’ogni grado giù giù sino ai semplici combattenti) bensì soprattutto i materiali
a stampa messi a loro disposizione ossia “foglietti volanti, appelli, opuscoli pei soldati, per le donne
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