Page 220 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      220


          la donna non era infrequente che alle vanterie e ai truismi patriottici si sostituissero,
          anche fra gli ufficiali, rilievi più realistici e persino pericolosamente ai limiti, talvolta,
          di una critica facilmente sospettabile, quando in realtà non lo era, di “disfattistismo”.

          VIII. Le donne di Alvaro

             Anche se ci vorrebbe, per documentarlo, tutta una ricerca a se stante, credo che
          basti al momento il rinvio a casi come quello, non ben conosciuto peraltro , di Cor-
                                                                               82
          rado Alvaro di cui son note invece le prove letterarie sulla guerra, dai versi in “grigio-
          verde” usciti già nel suo corso alle altre imprese, memorialistiche e narrative, confluite
          nel 1930 in Vent’anni, il romanzo autobiografico sulla guerra coetaneo della sua rac-
          colta di racconti più famosa e artisticamente meglio riuscita ossia Gente in Aspromonte.
          Anche Vent’anni, però, molto asciugato e sin troppo rimaneggiato nell’edizione “ne
          varietur” del 1953, costituisce un’opera di notevole importanza e forse, per quanto
          qui ci riguarda, uno dei più penetranti ritratti, in Italia, di esperienze belliche in cui sia
          stato fatto spazio empatico alla donna e al ruolo che le attribuivano i combattenti “di
          cultura”   come appunto il giovane sottotenente calabrese Luca Fabio, protagonista
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             F. Todero, Le trincee della persuasione: fronte interno e forme della propaganda, in Procacci, La società italiana
             e la grande guerra, cit., pp. 321-340 e Aa. Vv., Narrare il conflitto. Propaganda e cultura nella Grande Guerra
             (1915-1918), a cura di S. Lucchini e A. Santagata con un saggio introduttivo di Mario Isnenghi, Mi-
             lano, Fondazione Corriere della Serra, 2015.
          82   Ma cfr. almeno Corrado Alvaro e la letteratura tra le due guerre, a cura di A.Giannanti e A. Morace, Co-
             senza, Pellegrini 2006.
          83   Uno spazio in effetti cospicuo perchè accanto a quella visione, importante, ma tutto somma-
             to complementare, di una “dimensione della comunità virile” pressochè corporativa che Mondi-
             ni intravede e segnala quale elemento distintivo della prosa autobiografica di Alvaro sulla guerra
             (Mondini, La guerra italiana, cit., pp. 208-210) esiste, sia nei romanzi che nei racconti dello scrittore
             calabrese, una sensibilità acuita e dominante rispetto alla donna. Per il suo ruolo di sostegno e di
             conforto si vedano alcune citazioni testuali riportate appresso mentre per le immagini femminili si
             rilegga anche solo il passo in cui Alvaro rievoca l’atmosfera, alla vigilia del conflitto, della vita di
             caserma in un ambiente in cui “quella comunità, quei contatti, quella convivenza, e non fare altro
             che comandare e obbedire, e non pensare ad altro che al nemico [pareva] non suggerissero altro che
             l’idea dell’altro sesso per analogia [...] Il vicino di Fabio gli disse: ‘Oh, vedessi che bambina che ho.
             Ha delle manine, delle tettine, e poi...’. Lo stesso maggiore, teneva che fossero eleganti e piacessero.
             Se li incontrava con donne, rispondeva al saluto con una malizia dignitosa, e alla prima occasione vi
             alludeva. Una donna era un diploma di validità e di umanità [...] Certi cartelloni che cominciavano
             ad apparire, raffiguravano l’Italia come una bella donna, con un elmo irto sul capo, nuda sotto la
             corazza, e intorno alla vita, dove l’ombelico segna un incavo e fa della carne qualche cosa di mosso
             e di avventuroso [...] Stranamente, sembrava si fosse scalzata per quella raffigurazione, e che avesse
             smesso i panni moderni che ne avevano modellato il corpo per tanti anni. Percio la sua nudità era
             più nuda” (C. Alvaro, Vent’anni, con una prefazione di E. Siciliano, Firenze Giunti, 1995, p. 27).







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