Page 218 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      218


          del genere che trovava regolare ospitalità nella stampa d’informazione su periodici
          e quotidiani sia in Italia che all’estero . La stessa cosa, più o meno, avviene nei
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          carteggi con le madrine dove può succedere che qualcuno di tanto in tanto si vanti,
          come questo soldato calabrese, di gesti che hanno a che fare sì con la logica spie-
          tata della guerra, ma che figurano ancor più legittimati, nelle parole del mittente,
          da una mescola di odio politico e di razzismo indebitamente ammantati di belletti
          patriottici e irredentisti:
                “Zona di guerra 13 giugno 1916

                Pregiatissima madrina,

                non puoi immaginare quanto mi fu grata la tua cartolina pervenutami ieri sera
                mentre stavo per mandare all’altro mondo un vigliacco ungherese. Per me la vita
                in queste parti non è dispiacevole anzi è continuo divertimento fare alle fucilate
                con quello straniero che ha tenuto sotto il suo pesante giogo tanti nostri fratelli
                irredenti. Sì, è buono poi che tu preghi perchè una preghiera delle volte può
                essere esaudita; però tutti voi altri non dovete temere perchè dove c’è coraggio
                c’è forza, gioia e speranza.” 76


             A questo genere di esternazioni molti soldati non sapevano sottrarsi o riuscivano
          a rinunciare troppo facilmente anche se magari all’apparenza distanti, per sensibilità
          e per formazione personale, come gran parte dei cattolici, dalle enfatizzazioni con-


             valorosi italiani con la baionetta ricacciamo i vili che fanno uso di armi proibiti ai combattimenti,
             come il gas asfissiante, i liquidi infiammabile, i liquidi lacrimosi, che sono terribili, che ci abbruciano
             vivi e ci acciecano. Noi sangue italiano non abbiamo paura di questa orribile scena, con la baionetta
             andiamo avanti, e quando un compagno cade muore contento col sorriso. L’ultimo combattimento
             che ho preso parte abbiamo ottenuto una bella vittoria, il nemico furioso di rabbia venne avanti
             con migliaio di uomini e ci assaltò durante la notte con tadimento di arrendersi prigionieri, venne
             con le bombe per massacrarci. Felicemente io e come molti abbiamo avuto la fortuna di difenderci
             colla baionetta e i nostri disgraziati feriti che cadevano, venivano massacrato orribilmente di questi
             barbari austriaci.”
          75  Cfr. La donna della nuova Italia. Documenti del contributo femminile alla guerra (maggio 1915-maggio 1917)
             raccolti e ordinati da Donna Paola (Baronchelli-Grosson), Milano, Dott. Riccardo Quintieri Editore, 1917),
             pp. 257-281, ma si vedano anche la bibliografia quasi completa dei miei lavori sugli emigrati italiani
             e la grande guerra (nella postfazione a E. Franzina, La storia (quasi vera) del Milite ignoto raccontata come
             un’autobiografia, Roma, Donzelli, 2014, pp. 275-276) e D. Rossini, Donne e propaganda internazionale.
             Percorsi femminili tra Italia e Stati Uniti nell’età della Grande Guerra, Milano, Angeli 2015.
          76  G. Ferraro, Trincee di carta:: scritture e memorie di guerra (1914-1918), in Idem (a cura di), Dalle trincee alle
             retrovie. I molti fronti della Grande Guerra, Arcacavata di Rende, ICSAIC, 2015, p. 90.







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