Page 210 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      210


          nibile, più che in passato o in altri tipi di documenti, anche la voce delle donne e non
          solo quella dei loro compagni soldati, emergono a tratti, ma con sufficiente chiarezza,
          le diverse posizioni sulla guerra dettate a chi scrive da una precisa collocazione sociale
          o dall’inserimento in contesti culturali (laici o cattolici, politicizzati o meno) nonché
          ambientali (cittadini, provinciali oppure rurali) piuttosto differenti fra loro. Nè può
          sorprendere che l’afflato patriottico, assieme alla consapevolezza che “per ogni don-
          na” vi fosse nel fronte interno “un posto di combattimento da occupare”, come aveva
          suggerito per tempo la Sarfatti, si manifesti più forte e meglio distribuito in ambito
          urbano tra le scriventi borghesi o che un appoggio alla guerra, ora convinto ed ora
          “rassegnato”, si riscontri pure nelle lettere di molte donne del popolo quasi sempre
          cattoliche (seppur venendo di solito contaminato, qui, da un’aspettativa di pace che
          fa più regolarmente la sua comparsa, ma che sembra diversa da quella auspicata co-
          munque, a parole, da tutti ovvero in forma endemicamente e genericamente diffu-
          sa). Che poi nei dialoghi epistolari con mariti e fidanzati in divisa altre donne, quasi
          sempre nei piccoli centri rurali o di provincia, trovandosi alle prese con un cumulo
          di difficoltà senza precedenti e spesso impoverite a dismisura dalla congiuntura bel-
          lica, si lascino andare a sfoghi verbali inequivocabili o a recise condanne del conflitto
          non può, analogamente, stupire e saranno semmai, anche questi, i riflessi di un altro
          vetrino da inserire nel nostro caleidoscopio accanto a quelli dell’omiletica femminile
          di Sita Meyer Camperio o del “Giornale del contadino” votatisi dopo Caporetto a un
          “compito quasi impossibile” come quello di educare e, in pratica, di “ammansire” le
          donne di campagna convinte che la guerra fosse stata voluta dai “signori” che “tanto
          loro al fronte non ci vanno” .
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             Molti epistolari che ce ne danno conferma, tuttavia, rimangono pur sempre, in
          netta prevalenza e in primo luogo, delle raccolte di lettere d’amore nelle quali non
          latitano, talora, nemmeno gli accenni espliciti e i riferimenti più crudi a un erotismo
          non proprio letterario o di maniera che fu croce e delizia, come vedremo appresso,
          di molti addetti alla censura postale ma che oggi aiuta anche a comprendere meglio
          alcuni risvolti non da poco di una storia sessuale della grande guerra ancora quasi
          tutta, o almeno in gran parte, da scrivere . Ciò non toglie che anche da una loro con-
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          60  Schiavone, Interventiste nella grande guerra, cit., pp. 176-186.
          61  A differenza da quanto avviene in Francia dove sono comparsi negli ultimi anni vari studi specifici
             come quelli di F.Rousseau, La guerre censurée. Une histoire des Combattants européens de 14-18, Paris, Êd-
             itions du Seuil 1999 (altra ed. , ivi 2003), pp. 264-334; di J. Y. Le Naour, Miséres et tourments de la chair
             durante la Grande Guerre. Les moeurs sexuelles des Français, 1914-18, Paris, Aubier 2002 e, a cura dello
             stesso Le Naour e di Martine Bazennerye, l’epistolario di Costant et Gabrielle D., Des tranchées à







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