Page 206 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      206


          sare una divisa, inducendoli talvolta a vergognarsi d’essere stati riformati, appartenne-
          ro anche alcuni scrittori tra cui, con Onofri, Papini e pochi altri, Guido Gozzano e
          Giovanni Boine. Accomunati, com’è noto, da un medesimo destino e dalla stessa
          malattia che li condusse a morte prima che il conflitto avesse fine, entrambi ne misu-
          rarono tuttavia la portata proprio a ridosso delle relazioni – amicali o amorose - col-
          tivate con due coetanee come Amalia Guglielminetti e Adelaide Coari, già attive, que-
          ste, in seno a quell’associazionismo femminile e femminista italiano d’inizio secolo
          XX che nel 1915 si schierò, in larga maggioranza e in maniera da subito fattiva, a fa-
          vore dell’intervento. Gozzano che dalla Guglielminetti si era appena staccato  rifu-
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          giandosi nel vagheggiamento nostalgico di figure femminili d’altri tempi come Carlot-
          ta, la signorina Felicita o, appunto, la Cocotte della sua infanzia remota, non mancò di
          pronunciarsi sugli effetti dei combattimenti in corso ormai da vari mesi nel fronte
          occidentale con un articolo memorabile di “divagazioni sulla guerra e sulla moda”,
          che nel dicembre del 1914 poneva in risalto lo scatenarsi ovunque di una “barbarie”
          senza fine a cui l’opinione pubblica europea si sarebbe troppo in fretta arresa o supi-
          namente assuefatta  portando, secondo il suo giudizio, a quella forzosa regressione
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          della stessa donna verso il primitivismo d’un antico mondo selvaggio che contempo-
          raneamente persino una scrittrice cattolica e moderata come Sofia Bisi Albini, ancora
          per poco neutralista, riteneva di dover stigmatizzare con espressioni non troppo dis-
          simili . Di Boine, autore, sempre nel 1914, di un piccolo best seller che godette di
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          52  Mentre Amalia, dopo la morte di Gozzano nei giorni della presa di Gorizia, aveva intrecciato una
             nuova relazione sentimentale, foriera di molti guai, con Dino Segre alias Pittigrilli seguendo appena
             le vicende del fronte interno per farne l’oggetto di alcuni modesti racconti pubblicati subito dopo la
             fine della guerra (cfr. A. Guglielminetti, Le ore inutili. Novelle, Milano, Treves 1919, pp. 33-47,70-78 e
             97-105).
          53  Gozzano G., La belva bionda. Divagazioni sulla guerra e sulla moda, ne “La Donna” dicembre 1914, p. 43
             (l’intero articolo poi in G. Gozzano, Poesie e prose, a cura di A. De Marchi, Milano, Garzanti, 1978,
             pp. 1152-1159).
          54  Dirigente dell’ “Associazione per la donna” e figura di spicco del femminismo cattolico e libe-
             ral-moderato in attesa di “convertirsi”, di lì a poco , alla guerra, la Bisi Albini scriveva: “Fummo
             troppo superbe. Il destino beffardo ci ha punite. La vecchia stirpe umana s’azzuffa e s’uccide oggi
             in nome dei più ipocriti alti interessi, come s’azzuffavano i trogloditi per il possesso delle prede di
             caccia [...] la neutralità proclamata in simile momento e mantenuta malgrado le pressioni così forti
             di potenti alleati, è un atto di coraggio più grande che non sarebbe stato il consenso a partecipare.”
             (S. Bisi Albini, Il tradimento, in «La nostra rivista», I, 11 novembre 1914). Sui ripensamenti e sui cambi
             di campo tra la fine del ‘14 e la primavera del ‘15 di molti pacifisti e in particolare di molte femmi-
             niste democratiche, socialiste e persino anarchiche, da Teresa Labriola a Maria Rygier, cfr. ora M.
             Isnenghi, Convertirsi alla guerra. Liquidazioni, mobilitazioni e abiure nell’Italia tra il 1914 e il 1918, Roma,
             Donzelli 2015.







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