Page 201 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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II Sessione: ZONE DI GUERRA 201
in Galizia nell’esercito imperiale. L’incontro, per gli sviluppi che poi ebbe (o meglio
“non” ebbe) , ha consentito prima a Quinto Antonelli e poi a Diego Leon di rilevare
come “nella lunga e forzata convivenza” si fosse insinuata fra i due, il soldato italiano
“liberatore” e la donna italiana “liberata”, un rapporto “quasi di amicizia, che però
inquietava più lui che lei e che fu proprio lei ad accomodare semplicemente, e paca-
tamente” , osservando:
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“Giuseppe, noi siamo un po’ diversi da voi meridionali: da noi non c’è gelosia
come da voi [...] noi vogliamo restare sotto l’Austria che economicamente ci tratta
bene; ma vogliamo restarci come italiani, con le nostre scuole e la nostra lingua.”
Io – chiosò Filippetta- “ rimasi sorpreso, meravigliato, confuso. Da allora in poi
conobbi come i governi usano la propaganda per gabbare i popoli, per spingerli
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fino alla guerra” .
Al di là di questioni che potevano investire (e incrinare) l’idea stessa dell’irredenti-
smo quale presupposto, fra gli altri, dell’adesione offerta alla guerra patriottica, rima-
ne che non costituirono certo una eccezione nemmeno i “nuclei familiari sui generis”
dei quali, come pure mi è capitato altrove di annotare , parlava l’incisore ed ex tenente
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d’artiglieria Luigi Bartolini alludendo a certe “donnette che facevano vita in comune,
ciascuna con due, tre ed anche più soldati” . Essi, in realtà, segnalavano l’istintivo
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bisogno di affetto e di normalità emotiva diffuso anche nella truppa, ma potevano al-
tresì mascherare, con una residua e risicata parvenza di rispettabilità, il manifestarsi di
un altro ordine di rapporti consentito, evocato o imposto dallo stato di guerra. Sicchè
se ne potevano dare, in effetti, letture alquanto diversificate come quella turbata che
nel luglio del 1915 Giani Stuparich offriva a Monfalcone invitato a cena da un com-
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pagno d’armi “in casa d’una sua protetta, moglie di un mercante di pesce prigioniero
in Russia.” L’atmosfera familiare dell’ambiente e i piatti rassicuranti del pasto dome-
stico con i suoi rituali non riuscivano a dissipare, nell’occasione, il senso di un disagio
che si respirava nell’aria e che, collegandosi al dubbio del concubinaggio, traspariva
vistosamente dai gesti maldestri e strumentali del commilitone. La crucialità di un
36 Antonelli, Storia intima, cit. ,pp. 213-219 e D. Leoni, La guerra verticale (Uomini, animali e macchine sul
fronte di montagna 1915-1918), Torino , Einaudi 2015, p.324.
37 Filippetta G. , Memorie di un contadino poeta, Frosinone, G. Zirizzotti, 1984, p. 30
38 Franzina E., Casini di guerra, cit., pp. 64-66.
39 Bartolini L. , Il ritorno sul Carso, Milano, Mondadori, 1930, p. 150.
40 Stuparich G. , Guerra del ‘15 (Dal Taccuino di un volontario), Milano, Treves, 1931, p. 161.
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