Page 200 - Le donne nel primo conflitto mondiale - Dalle linee avanzate al fronte interno: La grande guerra delle italiane - Atti 25-26 novembre 2015
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LE DONNE NEL PRIMO CONFLITTO MONDIALE                                      200


          guarnigione”. La loro “collaborazione” con i militari, non solo per seguire coloro fra
          essi di cui erano spose o compagne, era consistita in antico nello svolgimento di scon-
          tate funzioni ausiliarie in veste di cuoche, lavandaie, inservienti (ed anche, s’intende, di
          “amorose”), ma sfumava adesso nei “ménages” informali che specie al principio della
          grande guerra si diedero in varie località di prima o di seconda retrovia dove peraltro
          non mancò nemmeno, per molti maschi in divisa che avevano pensato di poterne in-
          staurare troppo facilmente qualcuno, la sorpresa (o la scoperta) di attitudini femminili
          del tutto impreviste, rivendicate con fermezza dalle stesse donne e talora intersecate
          persino da assennate riflessioni sulle diversità culturali esistenti tra le genti del nord e
          quelle del sud della penisola. A parte le lezioni che indirettamente ebbero a ricavarne
          (probabilmente colpiti dall’inaspettata “spregiudicatezza” e dall’autonomia di giudi-
          zio di tante giovanette e ragazze alle quali avevano pensato di rivolgersi in cerca di
          facili avventure) certi militari meridionali, come quel Giovanni Guzzanti, siciliano e
          inveterato dongiovanni, che dovette battere più volte in ritirata di fronte ai dinieghi
          oppostigli da varie portatrici carniche  ,solo di rado poteva capitare che relazioni po-
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          tenzialmente comunque foriere di problemi o di ambigue convivenze s’incanalassero,
          più su iniziativa delle donne che non dei soldati, lungo binari diversi e più ordinari. A
          sperimentare qualcosa di simile si ritrovò ad esempio un bersagliere venticinquenne,
          Giuseppe Filippetta, romano di Moricone, che era finito all’inizio del conflitto a Fiera
          di Primiero venendo qui ospitato in casa d’una giovane il cui marito era a combattere


          35  In un libro nel quale si compiace di tenere, fra l’altro, anche la contabilità delle proprie conquiste
             amorose in varie parti del Friuli (Palmanova, Fauglis ecc.), questo sottotenente della Brigata Catania,
             forse a giorno di alcuni detti locali sulle “cargnelle” e comunque memore della permanenza in zona
             carnica del suo Reggimento (il 145°) durante i primi mesi del ‘16, ricorda con evidente disappunto i
             tentativi da lui compiuti – e andati tutti a vuoto nonostante profferte anche cospicue di danaro - d’
             intavolare occasionali relazioni con ragazze del posto appartenenti al gruppo piuttosto chiuso delle
             portatrici carniche, tra loro assai affiatate ma molto, a sua detta, sessualmente disinibite. Libere di
             decidere, in piena e singolare autonomia, a chi concedersi, nessuna di esse, sopra i 14 anni, sareb-
             be stata infatti, sempre a parere di Guzzanti, ancora vergine e soprattutto queste due circostanze
             costituivano, per lui, motivo di cruccio e di stupore (cfr. G. Guzzanti, Da Pal Piccolo a Monte Cengio.
             Memorie di un figlio dell’Etna (aprile 1915-agosto 1916), Catania, Cav. Vincenzo Gramotta Editore, 1918,
             p. 66; ringrazio, per la segnalazione di questa fonte, l’amico Paolo Pozzato). Sulle portatrici carniche
             spesso tornate alla ribalta delle cronache giornalistiche in questi ultimi anni di commemorazioni
             non esistono veri e propri studi organici benchè ovviamente anche di esse parlino molti autori
             applicatisi all’esame del lavoro femminile in tempo di guerra. Per una prima approssimazione cfr.
             comunque quanto ne hanno scritto recentemente Antonella Fornari nel suo libro su Le donne e la
             Prima Guerra Mondiale. Tra Cadore Ampezzo e Carnia, Feltre Montebelluna, DBS Zanetti, s.a., 2014
             , pp. 95-117 e Francesca Sancin nel saggio su Le portatrici carniche. Maria Plozner Mentil, in Aa. Vv.,
             Donne nella Grande Guerra. Introduzione di Dacia Maraini, Bologna, il Mulino, 2014, pp. 51-66.







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